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venerdì 27 dicembre 2013

IL GALLETTO DI VIESTE


di Teresa Galletti Ranaglia
“ Un'ape racconta un fiore”, un cappello racconta le stagioni, un uomo spesso racconta i suoi sogni ed anche le case raccontano. 
Ascoltiamo! C'era una volta in un lontano paese una casa dove abitava un vasaio.


Dalla strada si sentivano i rumori del suo laboratorio: lo stridore della ruota del tornio, il ticchettio del pedale e soprattutto la bella voce del vasaio che canticchiava dolcemente mentre, attento al suo lavoro, lisciava arrotondava accarezzava la creta trasformandola abilmente in un piatto, in un'anfora, in un vaso. Cantava delle lunghe filastrocche con lo stesso ritmo del tornio di legno necessario al suo lavoro. 
Chiunque passasse davanti alla sua casa sapeva che era anche la sua bottega dove le donne del paese andavano a comperare le brocche più belle, i catini più resistenti. Tutti conoscevano il brav'uomo, tutti lo stimavano. 
Il vasaio non era solo, viveva con lui la figlia di appena cinque anni che, silenziosa e timida, quando arrivava qualcuno del paese si nascondeva rapidamente. 
Alba era delicata di lineamenti e non somigliava affatto al suo papà, bruno robusto ed anche appesantito dagli anni di lavoro. Alba aveva un colorito chiaro, gli occhi azzurri ed i capelli lunghi e sottili dello stesso colore del grano maturo. Costanzo, il vasaio, era rimasto solo dopo la morte della moglie nel dare alla luce la bambina. Alba non conosceva questo aspetto della sua nascita, e come tutti i bambini credeva alla storia che le raccontava il suo papà di averla trovata piccola piccola dentro un fiore, mentre annaffiava le piante dell'orto. 
La casa non era grande, le mura esterne ricoperte di edera nascondevano le crepe dell'intonaco dove s'annidavano lucertole e gechi. Le stanze assolate durante molte ore del giorno rivelavano l'incuria di una casa dove viveva un uomo solo che per lo più passava il suo tempo a lavorare come artigiano. 
Ogni tanto la madre di Costanzo si trasferiva nella casa del figlio e faceva del suo meglio per curare la casa e soprattutto la bambina. Sapeva la buona donna che la bambina avrebbe avuto bisogno di vivere in un ambiente più confortevole e così spesso ripeteva al figlio: “Perché non ti risposi, ci sono tante buone figlie in paese, perché non dai una madre alla bambina?” Era il ritornello che Costanzo accoglieva con un sospiro ma con la convinzione che lui ed Alba erano felici così! 
La casa aveva nel retro un piccolo orto e davanti all'entrata un cortiletto dove Costanzo esponeva i suoi lavori. Erano oggetti molto belli e chiunque passava di lì li ammirava, soprattutto per le decorazioni azzurre gialle e color ruggine, con un disegno che si ripeteva molto spesso e che rappresentava un impettito galletto rampante. Il motivo decorativo era nato a seguito di un fatto particolare che aveva causato molto dolore alla piccola famiglia. 
Alba aveva l'abitudine di giocare con il galletto che le era stato regalato dal padre il giorno del suo quarto compleanno. Era un galletto particolare dal piumaggio giallo e blu, con una cresta capricciosa ed un incedere baldanzoso da principe del pollaio. Alba si affezionò subito al nuovo amico, lo accudiva dandogli il mangime e giocando con lui. Il galletto la seguiva impettito nel cortile della casa e si fermava ad ascoltare le storie straordinarie che Alba raccontava, la scoperta di un ragno dorato sulla sua scarpa, la visita di un uccellino nel suo cortile, la scoperta di un sasso colorato... Spesso la bestiola s'appollaiava sulla spalla della bambina e delicatamente le beccava l'orecchio in segno di amicizia. Alba aveva costruito per lui una casetta di rami e foglie così come altre bambine preparano il lettino per la loro bambola. 
Spesso Alba inventava dei giochi semplici e infantili, in cui il gallo era un mago in incognito o un gigante che si sarebbe trasformato in un guerriero per combattere contro i cattivi che popolano il mondo,... ma poteva essere anche un principe bellissimo...
Un giorno accadde una cosa terribile. Inconsapevole dei pericoli il galletto uscì dal cancello della casa proprio nel momento in cui passava un carro carico di fieno, e finì sotto le sue ruote. Il corpicino schiacciato dal peso del carro rimase immobile al centro della strada mentre lentamente il carro si allontanava senza che il guidatore si fosse accorto della piccola tragedia. Alba non era presente ma Costanzo, che aveva sentito il carro arrivare ed aveva gettato uno sguardo fuori della finestra del laboratorio, vide il galletto in pericolo, ma non fece in tempo ad intervenire che già la bestiola non aveva più vita. 
Alba non pianse, fuggì via lontano dal suo amico offesa dalla sua inerzia, ma poi all'improvviso comprese il mistero della vita e della morte. Il suo dolore fu più grande. Il vasaio tentò di spiegare alla piccola che era stata una disgrazia e le promise che presto le avrebbe comperato un altro galletto, ma Alba sapeva che qualunque altro animale non sarebbe stato come il suo amico.
Quando Costanzo le chiedeva di che colore doveva comperare il nuovo galletto, se bianco rosso o nero, Alba scuoteva la testa per dire decisamente no, e fuggiva a nascondersi in un angolo dell'orto che era diventato con il tempo il suo nascondiglio segreto. 
 Costanzo, un giorno che non sentiva la bambina muoversi nella casa, sospese il suo lavoro e si mise a cercarla, la trovò nel capanno degli attrezzi che disegnava con un bastoncino un gallo con le piume arruffate, arricciate verso l'alto, con il becco aperto e con un atteggiamento così vivace da sembrare vivo! Subito Costanzo andò in laboratorio preparò i colori accese il forno. Durante tutta la notte dipinse il delizioso galletto che aveva disegnato sua figlia su tutti i vasi che aveva modellato e poi piano piano dopo la cottura, alle prime luci dell'alba li collocò nella stanzetta della bambina...e aspettò paziente il suo risveglio. 
Quando già il sole entrava da uno spiraglio della finestra ed illuminava debolmente tutta la stanza Alba si svegliò. Fu un risveglio sorprendente e nella sorpresa del momento Alba sorrise al suo papà, il galletto era tornato!
Anzi tanti galletti simili al suo amico ora vivevano intorno a lei! 
Così da quel giorno Costanzo dipinse su ogni piatto, su ogni vaso su ogni brocca l'agile figura del gallo affinché il ricordo di una profonda amicizia non fosse mai dimenticato. 
Questa storia me l'hanno raccontata due arroganti galletti che sembra vogliano saltar via dal vaso dove sono dipinti per andare a raggiungere una bambina di nome Alba. 
Il paese in cui tanti anni fa è avvenuto questo fatto si chiama Vieste ed ogni vasaio in quel luogo dipinge tanti galletti su vasi di terracotta. 
Ma forse questa non è una storia vera, forse i galletti chiacchieroni l'hanno inventata per darsi delle arie.