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martedì 22 aprile 2014

CRIMEA tra geografia e politica

AAR – Vorrei cercar di capire la situazione tra geografia e politica che ha recentemente interessato la Crimea ed i suoi rapporti con Oriente ed Occidente.
GZ – Prima di parlare di Crimea è giusto definire la “GEOPOLITICA”, secondo la grammatica un sostantivo astratto, che definisce concretamente le basi geografiche sulle quali l’azione politica e, talvolta, militare di uno stato si sviluppa e si consolida.

AAR – Giusto e mi sembra che la situazione della Crimea sia un buon esempio delle interrelazioni tra geografia e politica.
GZ – Certamente. Si può tranquillamente affermare che negli ultimi 200 anni la penisola di Crimea è stata caratterizzata da eventi di natura geopolitica e si può dire che è un esempio calzante di come problemi politici abbiano avuto effetto sulla geografia, cioè una dimostrazione della geopolitica nello scacchiere dello Est Europa.
AAR – Cominciamo dalla geografia…
GZ - La Crimea è una piccola penisola confrontata non con l’Ucraina indipendente, cui apparteneva dal 1991, ma considerando l’enorme entità statale che costituiva prima l’Impero Zarista e poi l’Unione Sovietica.
AAR – S e non sbaglio la Crimea ebbe anche una certa importanza per l’Italia ….che ancora non esisteva….
GZ - Agli italiani la Crimea ricorda una felice intuizione di Camillo di Cavour che, favorendo la partecipazione del Piemonte ad una guerra lontana, riuscì ad elevare il piccolo regno del Piemonte a livello di una nazione che poteva sedere al tavolo della pace insieme ai grandi d’Europa. Purtroppo la partecipazione nel 1854 a quella guerra costò anche la vita di 15000 soldati piemontesi che partecipavano ad una missione della quale Cavour e pochi altri capirono allora lo scopo.
AAR – Ma quali erano le ragioni di quella lontana guerra?
GZ -E’ giusto rilevare che la guerra di Crimea fatta per bloccare l’espansionismo zarista fu una sconfitta per tutte le potenze dell’epoca: l’impero zarista dimostrò essere un colosso con i piedi d’argilla; l’impero asburgico dimostrò di non avere una diplomazia pronta ed efficace; l’impero ottomano si dimostrò quasi un “malato terminale”; infine Francia ed Inghilterra che si dimostrarono deboli in guerra e soltanto arroganti alla Conferenza della Pace a Parigi nel 1856.
AAR - Ora come allora sarebbe da sperare che la crisi di Crimea non dimostri l’incapacità delle grandi potenze di trovare un equilibrio accettabile senza ricorrere alle armi.
GZ - Una analisi minimamente sufficiente per descrivere l’attuale stato di cose in Crimea renderebbe necessario prendere in considerazione e trattare ampiamente non solo quella penisola, ma anche le situazioni relative al Mar di Azov, i fiumi Dneper, Donec e Don, le popolazioni Tatare (nome più esatto per identificare i Tartari di origine caucasica) e Cosacche e soprattutto la necessità che la Russia sin dal XI secolo ha avuto di difendersi dalle invasioni dei popoli mongoli prima, poi, sotto la guida di Alexander Newskij alleandosi con loro per sconfiggere gli Svedesi ed i Cavalieri Teutonici.
AAR – La geopolitica e la Crimea sono due aspetti che ….vengono da lontano!
GZ -Gli slavi russi hanno da sempre, potremmo dire sino ai giorni nostri, avuto una strategia a lungo termine, cioè quella difendersi da invasioni straniere frapponendo tra loro e gli invasori della nazioni “amiche” come l’Ucraina e aprirsi una via verso il Mediterraneo, mare centrale del mondo di allora controllato nel tempo da Genovesi, Veneziani, Arabi, Aragonesi ed Ottomani sino alla battaglia di Lepanto nel 1571.Solo un episodio storico legato ai Tatari che viveva in Crimea sin dalle invasioni mongole guidate nel 1440 da Gengiz Khan e si erano quasi integrate con la popolazione Ucraina. Nel corso della seconda guerra mondiale i Tatari, o quantome no quanti si identificavano ancora con le antiche origini, avevano collaborato con la Germania. Stalin, dopo la vittoria su Hitler decise che dovevano essere puniti e li deportò tutti nei campi di lavoro siberiani.
AAR – Ma oltre al problema dei filorussi, mi sembra che ci siano anche problemi legati alle diverse forme di credo cristiano professate in Ucraina?
GZ -Nella Ucraina attuale oltre al problema dei filorussi, che vorrebbero l’annessione alla  Russia, esiste anche una questione religiosa in quanto sono seguite tre correnti della religione ortodossa: fedeltà al Metropolita di Kiev, fedeltà al Patriarca di Mosca ed appartenenti ad una corrente nazionalista indipendente. A questi si aggiungono un buon numero di Cattolici fedeli alla Chiesa di Roma.
AAR – Anche questo aspetto religioso mi sembra abbia avuto importanza nelle relazioni tra Russia ed Ucraina….
GZ - Dalla fine del 1400 si fece strada la dottrina che Mosca fosse la terza Roma. L’aquila bicipite, simbolo del potere imperiale, si era trasferita nel tempo da Roma a Costantinopoli per poi continuare a spostarsi sempre più ad est sino a Mosca che divenne non solo la nuova sede dello CZAR (Caesar) e dell’autorità civile e militare ed anche la capitale della vera religione, la fede ortodossa. 
AAR – E’ interessante questo spostamento ad est dell’impero una volta Romano…
GZ -A Mosca fu incoronato nel 1547 lo zar IVAN IV, il Terribile, che dopo aver sconfitto i Tatari a Kazim, cancellò il potere dei boiardi ed instaurò una completa autocrazia che consolidò negli anni successivi senza ancora pensare ad estendere il suo impero verso la Crimea e quindi verso il Mediterraneo. Ma Circa 150 anni dopo la Russia ebbe un nuovo importante zar, Pietro il Grande, che aprì la Russia verso l’Europa anche geopoliticamente spostando la capitale da Mosca a San Pietroburgo, città da lui fondata. Importante fu la vittoria definitiva contro gli Svedesi perché significò una completa supremazia sul Mar Baltico che consolidò e difese con una poderosa flotta. Ma ancora una volta la Russia fu fermata nella sua espansione a sud verso la Crimea dalla sconfitta nella guerra contro i Turchi.
AAR – Quindi la Crimea, importante via verso il Mediterraneo, fu presa in considerazione in tempi molto più recenti…
GZ - Deve passare ancora un altro secolo, siamo alla fine del 1700, quando finalmente la Russia, seduta al tavolo dei vincitori nel Congresso di Vienna (1815) , riesce ad estendere il suo potere anche sulla Crimea e quindi ad aprirsi una strada verso il Mediterraneo a quei tempi ancora al centro del mondo che contava. 
AAR – E dopo cosa è successo?
GZ - La Crimea dal1783, anno dell’annessione ufficiale, ha fatto parte, fatti salvi brevi e momentanei periodi, dell’impero russo ed è stata la sua porta verso il Mediterraneo.
AAR – Ma la Ucraina ha anche importanza econmica?
GZ - E’ importante sottolineare che l’Ucraina, con una estensione doppia rispetto all’Italia ed una popolazione abbastanza inferiore, ha anche una notevole l’importanza economica nell’ambito dell’area di influenza russa e della geografia europea. Oltre a vaste produzioni agricole cerealicole ed una notevole quantità di allevamenti animali, l’area orientale è ricca di miniere di carbone ed ha una vasta produzione industriale di grandi veicoli industriali quali trattori, materiale ferroviario ed agricolo. 
AAR – Credo che l’Ucraina sia anche importante come mercato d’importazione..
GZ - L’Ucraina è anche una grande area di mercato da sviluppare e questo aspetto la rende importante sia per l’Unione Europea sia per la Russia che attualmente si stanno fronteggiando con modalità che potrebbero far pensare anche ad esiti non pacifici.
AAR – Si potrebbe concludere che lo scenario dell’Ucraina e della Crimea è stato nel corso dei secoli sempre luogo di scontri e tensioni, prima perché era la porta della Russia verso il Mediterraneo; negli ultimi anni perché ha un notevole interesse economico per chi può considerarla un proprio ricco mercato d’espansione.
Speriamo tutti che questa area resti soltanto terreno di scontri economici e che nessuno senta il bisogno di ricorrere alle armi.