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mercoledì 3 dicembre 2014

Net Neutrality ….parliamone.

Negli ultimi anni a cicli alterni e soprattutto tra gli utenti di Internet si è parlato di Net Neutrality, cioè di quanto la rete, cioè i canali di comunicazione che permettono i collegamento fisici tra utenti, debba essere neutrale ed indipendente rispetto al tipo di informazioni che viaggiano.
Prima di passare alle spiegazioni ed alle considerazioni ritengo sia utile evidenziare ed identificare due aspetti della Net Neutrality che non sempre sono stati tenuti presenti sia dai legislatori sia dai sostenitori di neutralità sia essa condizionata o assoluta e senza vincoli

La net neutrality rispetto i contenuti riguarda i fornitori di rete, cioè le società che forniscono i sistemi fisici di collegamento, che avrebbero la responsabilità sui dati che “passano” per bloccare contenuti “illeciti”. Secondo me i fornitori di rete dovrebbero essere assolutamente trasparenti rispetto ai contenuti trasmessi perché un controllo su di essi sarebbe contrario al principio di inviolabilità della corrispondenza tra privati, cioè nessun privato può in alcun modo “aprire le mie lettere” o intercettare le mie telefonate. Ovviamente, nei casi previsti dalle leggi, il Magistrato può autorizzare l’intercettazione di qualsiasi forma di comunicazione. Chiaramente qualsiasi piccola concessione alla possibilità di un controllo dei contenuti da parte di un privato aprirebbe la strada a strumenti di censura preventivi non accettabili in un regime di libertà “costituzionale”.
La seconda caratteristica della net neutrality riguarda la possibilità contrattuale che i fornitori di rete offrano servizi differenziati. La mia idea differisce di molto da quella dei sostenitori della net neutrality assoluta. E’ giusto il principio che tutti abbiano il diritto di poter accedere ad Internet e di poter comunicare tramite la Rete, e quindi è giusto che tutti abbiano a disposizione strumenti minimi di accesso ed uso della rete, ma, io credo, che sia anche giusto che i fornitori di collegamento possano trarre equi guadagni dai loro investimenti nelle strutture di rete.
Come è possibile contemperare queste due esigenze che, a prima vista, sembrano contrapposte?
Una prima precisazione opportuna è che oggi la rete fisica è proprietà di società private che operano sulla base di accordi servizio che non possono e non devono travalicare le regole dell’economia negli stati liberi e democratici. Questo significa che ci può essere un obbligo alla fornitura di un servizi di rete minimo per tutti, ma non un obbligo di servizio illimitato a tutti.
Le leggi del mercato ci dimostrano che la concorrenza ha creato condizioni e facilitazioni di uso sempre più economiche ed estese, ma non si possono obbligare queste società private ad operare in perdita. Chiaramente un intervento dello Stato ci potrebbe essere le cosiddette “zone a fallimento di mercato” per facilitare l’accesso alla rete, ma sempre come supporto e non in concorrenza con i privati. In questa ottica si deve tener presente che le zone svantaggiate si riducono sempre più anche per la presenza di collegamenti satellitari che ora sono disponibili a costi concorrenziali.
Una ultima considerazione su due iniziative recentemente in campo per una net neutrality estesa ed assoluta.
La prima è quella identificabile come “art.34bis per l’accesso ad Internet come diritto sociale”: condivisibile come principio, ma solo nei limiti di non travalicare il diritto di proprietà di chi ha realizzato a sue spese le strutture di comunicazione.
La seconda riguarda la proposta di obbligo per tutte le strutture private di mettere a disposizione un collegamento wifi libero e gratuito. Anche in questo caso, secondo me, si vorrebbe instaurare l’obbligo per un privato di fornire servizi non connessi e non collegabili alla sua licenza di esercizio. E non vale in questo caso la suggestione “paternalistica” che così migliorerebbe la sua offerta alla clientela.
Forse queste mie considerazioni non piaceranno ai molti animati da spirito “socialmente utile”, ma io credo che qualsiasi eccessiva forzatura delle regole del mercato alla lunga porta a risultati negativi perché produce una sorta di congelamento della concorrenza e quindi ad una stagnazione di qualsiasi innovazione.

Sarebbe facile dire che la mia affermazione è contraria all’etica assoluta del progresso: è vero, ma ….il mondo assolutamente etico esiste solo nei libri di filosofia.
Attilio A. Romita - 3 dicembre 2014