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mercoledì 26 agosto 2015

OPEN source …riflessioni ignoranti

Il tema del software open è molto interessante e dibattuto. Nella precedente puntata ho provato a raccontare le mie riflessioni sul tema Open Office, cioè sui sw di office automation maggiormente diffusi sul mercato: MS Office, Open Office e Libre Office.
 Questa seconda puntata è dedicata ai software open source , cioè a quei sw che sono messi sul mercato in formato aperto, cioè viene fornito il codice sorgente. 
In questo modo è possibile controllare, modificare e adattare il prodotto alle esigenze del Cliente andando ben oltre quelle che sono considerate normalmente le personalizzazioni.
Il primo spunto di questa nota nasce da un articolo tecnico: Andamento e futuro dell’open source:l’indagine 2015  che riporta la seguente frase: “   78% delle aziende preferisce far ricorso a strumenti Open Source.”.
Il secondo spunto è un twitter ricevuto che testualmente dice: “@AARomita @TechEcon @Osserva_Netics hai scritto bene: magari conosci poco il software libero e pensi che sia software gratuito (di ripiego?)”.
Cominciamo con un po di storia. Nella seconda parte della mia storia informatica, quando cioè lavoravo per una grande azienda che costruiva sistemi informativi per i Clienti, la prima frase che il Cliente diceva durante la prima visita era: “…perché noi siamo una Azienda diversa dalle altre e abbiamo esigenze speciali e particolari….”. Questa dichiarazione per un fornitore di sw standard è la morte, per un costruttore di sistemi ad personam , anche il più onesto ed efficiente, è l’inizio di una vita di rendita.
Nella realtà tutte le aziende che fabbricano e vendono prodotti o forniscono servizi lavorano secondo schemi uguali sia che nel loro listino ci sia carta igienica, meccanismi complessi o consulenza di direzione.
Un esempio. Oltre 50 anni partecipai alla mia prima selezione per un posto di programmatore: dovevo disegnare il diagramma di flusso di un programma di aggiornamento del magazzino …un classico. Quel digramma di flusso è lo stesso che ho usato, in diverse aziende, sino a circa il 1980 quando sono diventati di uso comune i dischi e le possibilità di accesso random ai dati.  Quel diagramma allora è stato sostituito dal classico schema inserisci-aggiorna-cancella, ma le funzioni di controllo orizzontale e verticale dei dati è lo stesso e potrei aggiungere che la routine (allora si chiamava così, oggi sarebbe un oggetto) di controllo delle date è sempre la stessa sino a quando non cambierà il calendario.
Questo esempio forse apparirà a molti troppo banale …ma fateci un pensierino prima di criticarlo.
Perché ho fatto questo esempio? La frase “   78% delle aziende preferisce far ricorso a strumenti Open Source.” è fuorviante. Questa statistica è oggetto di quella che si chiama antiselezione del campione in quanto le domande sono state fatte ai tecnici delle aziende cioè che hanno risposto è lo stesso che “deve giustificare la sua presenza in azienda” e di questa affermazione me ne assumo completamente la responsabilità.
Ma continuo con gli esempi. I vari CAD ripetono la necessità, anzi l’obbligo, del riuso, ma noi abbiamo 10000 programmi open source per stampare una Carta d’Identità o per calcolare lo stipendio di un dipendente. I 10000 tecnici ICT delle vari PAC, PAL Palline e Pallette usano sistemi open source, ma sono …tutti diversi. Anche in questo caso il problema non è Open Source o SW proprietario … però molto probabilmente un sw proprietario faciliterebbe integrazione e standardizzazione.
 Ed ora torniamo al secondo spunto, il twitter che dice: “magari conosci poco il software libero e pensi che sia software gratuito (di ripiego?)”.
Sicuramente il sw libero non è gratuito in quanto stimola tutta una corona di lavori per adattarlo, sistemarlo, collaudarlo e metterlo in funzione. Per tutte operazione si giustifica la presenza di molti specialisti diffusi sul territorio. Il risultato è un software, sicuramente quasi sempre di qualità, sicuramente non di ripiego e altrettanto sicuramente che favorisce frammentazione, diffusione di standard “personali” e assoluta difficoltà per qualsiasi integrazione di sistemi “proprietari” dei diecimila “Sistemi informativi e CED” operanti in Italia.

A molti queste mie riflessioni appariranno esagerate e fuorvianti prese di posizioni di un vecchio tecnico fuori dell’evoluzione del mondo …può essere, ma fatedi un pensierino prima di “farmi fuori”. GRAZIE!