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martedì 25 agosto 2015

OPENESS e dintorni-riflessioni ignoranti

Uno scambio di Twitter, due articoli su esperienze regionali e tante discussioni mi spingono a scrivere queste …riflessioni ignoranti.
Per chi non conosce la mia storia posso solo dire che da oltre 50 anni mi occupo di informatica e …me ne interesso ancora. Per 20 anni ho lavorato come Cliente e per 30 come costruttore di soluzioni con il Cliente. Costruttori di hardware e software sono sempre stati i fornitori, mai soci nella costruzione di una soluzione.

Una prima dichiarazione d’intenti, tanto per chiarire. Nelle scelte tecniche ed economiche ho sempre cercato di evitare decisioni dettate da assunzioni di principio, da false illusioni di indipendenza di giudizio e spesso assolutamente non connesse a criteri economici. Chiaramente ho fatto molti errori, ma, forse, sono stati molti di più quelli che ho evitato.
Seconda dichiarazione d’intenti: Per anni sono stato accusato di essere IBM-addicted e poi Microsoft-addicted, ma l’unica colpa che mi attribuisco è di essere mybrain-addicted e preferisco navigare nel grande mare piuttosto che nei laghetti di montagna, molto più belli, forse altrettanto pericolosi ma sicuramente meno pescosi..
Questo lungo cappello mi sembrava giusto per chiarire lo spirito con il quale scrivo queste …riflessioni ignoranti.
L’office automation, cioè l’introduzione di strumenti personali di supporto per “leggere, scrivere e far di conto”, ha iniziato il suo percorso una quarantina di anni fa insieme ai primi elaboratori personali cioè i Personal Computer.
I primi software per scrivere testi erano molto limitati e simulavano poco di più di una macchina da scrivere …neppure tanto moderna.
Rapidamente i PC aumentavano la loro potenza e fu possibile predisporre sw più potenti ed utili. Purtroppo in quel periodo l’uso di questi sw obbligava a ricordare a memoria tutta una serie di comandi che si dovevano “scrivere” con la tastiera anche per eseguire le funzioni più semplici.
Proprio in quegli anni cominciava la storia di un giovane, Bill Gates, che credeva di poter fare fortuna sfruttando lo sviluppo che i PC computer avrebbero avuto.
In quel periodo in Italia qualcuno non ebbe la stessa fiducia …ma questa è un’altra storia.
Quando IBM cominciò a credere nei PC, Bill Gates e Microsoft avevano già predisposto un sistema che ne facilitava l’uso: MS-DOS, Microsoft Disk Operating System. La mossa vincente di Bill Gates fu di porsi come mediatore nell’uso del PC e su questo ha basato la sua fortuna e tutti gli sviluppi della sua azienda.
La strategia Microsoft è stata sempre quella di fornire sistemi facilitatori di utilizzo aggiornati ed adeguati all’aumento di potenza delle macchine.
Il salto di qualità di Microsoft avvenne quando, imitando i sistemi operativi di Apple, trasformò i comandi a tastiera con figurine o descrizioni sul video che, toccate con il mouse, permettevano di attivare le funzioni. Questa tecnica, che oggi sembra sia sempre esistita, offrì la possibilità a molti non specialisti di usare facilmente lo strumento Personal Computer come una penna o una calcolatrice. Chiaramente Microsoft e Bill Gates non sono mai stati enti di beneficenza ed è giusto che ribaltino i costi di sviluppo e che traggano dei guadagni.
La posizione di preminenza sul mercato di Microsoft, come anche era successo ad IBM, ha “urtato il nervo” di molti puristi illusori promotori del mercato libero che sostengono che lo sviluppo del sw poteva avvenire dalla libera cooperazione di molti esperti. In effetti l’esperienza di Linux sembra dare loro ragione soprattutto quando si tratta di singoli utenti privati.
I promotori del sw libero mettono sul piatto una pesante carta economica: l’assoluta mancanza di canoni di licenza e di abbonamenti di qualsiasi tipo in quanto lo sviluppo è in carico di una comunità di professionisti che formano una grande ONLUS del sw che sforna in continuazione miglioramenti e aggiornamenti all’inseguimento di funzionalità che il sw proprietario propone.
Di fronte a questa obiezione economica ed in tempo di ristrettezze economiche è difficile controbattere perché il confronto avviene tra una cifra unica, la licenza, e vari altri parametri legati connessi con le abitudini all’uso di sistemi sempre nuovi e sempre simili nell’uso ai precedenti.
Io posso solo mettere in evidenza la mia esperienza personale di utente “con una certa esperienza”.
Ho scritto i miei primi testi su i terminali IBM 3270, quelli a fosfori verdi. Poi sono usciti i PC ed è uscita una delle prime suite integrate di office automation, mi sembra si chiamasse Framework. E per fare le presentazioni usavo STORYBOARD di IBM.
Nel 1990 inizia la storia di OFFICE quando Microsoft mise insieme WORD, EXCEL e POWER POINT e presentò il primo strumento integrato di office automation. Anno dopo anno si sono succedute le varie versioni sempre più aggiornate per meglio sfruttare le capacità degli hardware sempre più potenti. Devo riconoscere che i documenti scritti con una qualsiasi versione di Office sono sempre editabili: ieri ho aperto senza problemi un mio file .doc del 1991.
Nel 2011 decisi di provare Open Office che ho installato e provato per alcuni mesi. Il test, dal mio punto di vista, è stato negativo perché questo sw non rispetta le formattazioni del file originale e, anche se file originale è .doc e si salva .doc, le formattazioni non sempre sono rispettate. Inoltre non è sempre facile trovare alcune funzionalità non propriamente di base che esistono su Microsoft. Lo stesso tipo di “differenze” valgono per EXCEL e POWERPOINT. La decisione fu allora di restare un “utente peccaminoso” di MSOFFICE.
Queste differenze di funzionalità sono ancora maggiori quando si aprono file trasferiti da PC ad HW/SW Android: le versioni OpenOffice, anche estese e a pagamento, non aprono correttamente i file. Fortunatamente queste difficoltà sono state superate da Microsoft che ha fornito senza spese una suite Office per Android, anche se mi sembra si possa installare solo sull’ultima versione di Android.
Lo scorso anno, dopo una trionfale presentazione di LibreOffice, o voluto ripetere l’esperimento ed ho installato la suite. Sicuramente sono un utente prevenuto, ma si è ripetuto quanto successo con Open Office.
Sul mio PC sono ancora installati ed aggiornati OPEN OFFICE e LIBRE OFFICE: ogni tanto ci provo con scarsa fortuna.
Infine una considerazione di tipo “mercantilistico”: Microsoft richiede agli utenti dei costi di licenza e manutenzione da lei determinati quasi in regime di “non concorrenza”. Chiaramente la trattativa per un utente singolo è perdente. Ma se la trattativa è fatta a livello PA nazionale forse qualche carta sul tavolo può essere vincente.
Poi esistono tante favole su i terribili orchi finanziari multinazionali, sulle Agenzie spionistiche che scrutano nei nostri PC tramite le back doors, su immaginarie fatine azzurre che vogliono aiutarci nostro malgrado, su soluzioni miracolistiche libere a costo zero,  ….ma queste sono altre storie.

P. S: Continuo a leggere altri articoli sullo “strano comportamento di Pesaro” e, come ho scritto in altra parte, tutte queste storie mi fanno venire in mente la fiaba del bimbo che gridò “ma il Re è nudo” ….talvolta è giusto che qualcuno abbia il coraggio di un ripensamento ….e comunque andare controcorrente aiuta a stimolare delle verifiche perché quello che dicono tutti non sempre è vero!