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mercoledì 1 marzo 2017

al teatro Quirino “quello che non ho” Neri Marcorè canta Fabrizio De Andrè

di Attilio A. Romita                                                           1 marzo 2017


Ieri sera al Quirino uno spettacolo di teatro canzone, cioè una serie di canzoni incorniciate da testi letterari che sottolineano o sono sottolineati dalle canzoni stesse.
I testi pieni di visionaria indignazione civile di Pier Paolo Pasolini e le canzoni più immerse nel contesto civile di Fabrizio D’Andrè sono il prezioso materiale con il quale Neri Marcorè ha presentato lo spettacolo.

Conoscevo Neri Marcorè come eclettico attore, presentatore, comico ed imitatore, ho avuto la gradita sorpresa di scoprirlo, con molto ritardo da parte mia, come cantante.
Non è facile “raccontare” lo spettacolo; le canzoni che lo compongono non sono le più note di D’Andrè, sono quelle maggiormente di denuncia per una civiltà che va incrinandosi e ben si accostano con le parole di Pasolini che raccontano, con profetica visione, l’andamento negativo del nostro modo di vivere; il tutto documentato con fiumi di cifre sparate a bruciapelo che colpiscono gli spettatori come un pugno nello stomaco.
Piene di foto di sogni interrotti
Angiolina ritaglia giornali si veste da sposa canta vittoria
chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria”
Volta la carta” è una delle canzoni dello spettacolo e ci dice che c’è sempre un'altra faccia del mondo che ci circonda e che “….volta la carta e finisce in gloria”.
Insieme a Marcorè, attore cantante e chitarrista Giua, Pietro Guarracino e Vieri Sturlini che con le loro voci e le loro chitarre riempiono di sonorità musicali il teatro. Se un piccolo appunto posso permettermi, Fabrizio d’Andrè ci aveva abituato ad un suono più intimo e sussurrato mentre questo spettacolo è una esplosione sonora. Sono due modalità espressive e, valutando i tanti applausi a scena aperta, è giusto affermare che sono altrettanto valide.
La regia è di Giorgio Gallone che ha curato anche la drammaturgia con la collaborazione di Giulio Costa. Gli arrangiamenti musicali sono di Paolo Silvestri. Le scene di Guido Fiorato e le luci di Aldo Mantovani.

Una serata conclusa con tanti applausi, tante canzoni da ascoltare, bravi interpreti musicali e tanti pensieri che ci restano dentro e che talvolta è giusto ricordare.