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martedì 10 aprile 2012

Steve Jobs: visionario o imprenditore



Dopo la morte di Steve Jobs sono iniziati una serie di commenti, analisi e disquisizioni sulla sua figura pubblica, chè sulla sua figura umana ci può essere solo compianto per la sua scomparsa. 
Tutti sono d’accordo sulla intelligenza dell’uomo,
ma esiste una certa differenza di vedute tra chi lo considera un innovatore, chi un visionario, chi un imprenditore di successo ed infine chi lo considera un imprenditore non esemplare
perché per il suo successo ha sfruttato pesantemente anche manodopera a basso prezzo in paesi che gli permettevano di mettere in atto questa politica produttiva.
Io, a costo di essere accusato di “voler parlare male di Garibaldi”, mi sento di dover fare alcune considerazioni.
Io penso che Steve Jobs sia stato un grande ed intelligente osservatore dei suoi tempi e di aver messo in atto, al momento giusto, quello che il mercato desiderava. 


Steve Jobs e Bill Gates hanno percorso due strade parallele e sicuramente devono essere considerati come coloro che hanno fatto dell’informatica un prodotto di largo consumo.
John Ford inventò il Modello T e moltissimi in America poterono acquistare un auto; Dante Giacosa disegno prima la Fiat 600 e poi la Fiat 500 e la motorizzazione di massa fu una realtà.
Steve Jobs e Bill Gates compresero che le nuove tecniche costruttive mettevano a disposizione “piccoli elaboratori” e decisero che era una occasione da non perdere.
Per affrontare questo nuovo mercato i due usarono due linee direttive diverse forse legate alla loro cultura tecnica precedente.
Bill Gates proveniva da una cultura informatica di “tipo IBM”, cioè elaboratori nei quali l’HW ed il SW erano ben distinti e la capacità dei costruttori di SW si evidenziava nel fornire all’utente strumenti sempre più semplificati per usare quelle macchine costruite da altri. Io ricordo i primi PC IBM che funzionavano controllati dal DOS (Disk Operating System) che, anche nel nome, si rifaceva ai sistemi operativi dei grandi elaboratori e che, per essere usato, richiedeva una buona quantità di memoria necessaria per ricordare la grammatica e la sintassi dei comandi che potevano essere eseguiti. Microsoft che fece: interpose tra utente e DOS un programma che facilitava la vita e permetteva di fornire i comandi semplicemente scegliendo una piccola figura sullo schermo come già da qualche tempo la Apple di Steve Jobs aveva attuato.
Steve Jobs aveva una base culturale informatica di tipo “giochi”, infatti le sue prime esperienze le aveva fatte progettando appunto giochi per il mitico “ATARI”. Caratteristica peculiare del gioco è di mettere a disposizione del giocatori comandi di attuazione da scegliere su menu precostituiti. Il passo dai menu alle piccole icone sullo schermo, copiate poi da Microsoft, fu una geniale intuizione quasi automatica …e Steve Jobs la vide. Seconda grande intuizione di Jobs fu quella di unificare la costruzione del sw con quella dell’HW in una unica fattoria “blindata”. Questa seconda scelta gli rese possibile di costruire PC su misura e di guadagnare contemporaneamente da due fonti e da qui si comincia a vedere l’imprenditore nascosto nell’animo di Steve Jobs.
Ulteriore differenza concettuale tra i due, Jobs e Gates, fu l’approccio che hanno avuto con il mondo esterno. Microsoft ha sempre tentato di fornire sistemi completi chiusi alla collaborazione con l’esterno, infatti ci sono voluti dei pronunciamenti della Corte Suprema per costringerla a fornire delle porte di comunicazione e lo ha fatto malvolentieri. Apple ha blindato il suo sw, ma ha permesso, e con gli ultimi prodotti, ha stimolato e favorito la produzione di prodotti e servizi di contorno integrabili nel suo SW e con questo ha aperto una nuova via di guadagno.
Infine grande abilità da riconoscere all’imprenditore Jobs è stata la sua capacità di far diventare i suoi prodotti oggetto del desiderio di chi si vuole distinguere. Per far questo ha man mano fornito al mercato strumenti con qualcosa in più degli altri.
Solo pensando a qualche esempio recente si può evidenziare questa capacità di “rendere necessario” qualcosa di nuovo.
La telefonia cellulare è stata la grande ed invasiva novità dell’ultimo ventennio. La miniaturizzazione sempre crescente degli apparecchi è stato il primo passo fatto dai produttori. Ma, considerato che il telefono deve interfacciarsi con l’essere umano, non si poteva andare nel troppo piccolo, infatti orologi-telefono sono stati costruiti, ma nessuno li ricorda. La diffusione della rete e di internet mettevano a disposizione nuovi servizi utili o ludici. Nuove tecniche di registrazione permettevano di registrare e riascoltare tanta musica con poco ingombro.
Il nostro Jobs si guardò intorno e mise a frutto tutte queste possibilità in sequenza ed a breve distanza di tempo l’una dall’altra.
La sequenza di offerte al mercato, vista oggi, è un esempio di lungimiranza imprenditoriale impressionate che poco ha a vedere con una visionarietà o una innovatività pura.
Nel 2000 si ebbe il primo Hipod Apple per registrare ed ascoltare musica. Era un piccolo oggetto, semplice e comodo, ma con un salto di qualità “commerciale”: la musica poteva essere facilmente e legalmente scaricata a bassissimo prezzo da iTUNE, sito commerciale Apple. Moltissimi si affrettarono a comprare HIPOD. L’avveduto Jobs che fece allora: nel giro di poco tempo, e man mano che gli imitatori lanciavano i cloni di IPOD, lanciò sul mercato nuove versioni del dispositivo, ognuna con una piccola differenza in più: più piccoli, più capienti, più brani su ITUNE, etc.
Nel 2007 il mercato degli Hipod si era stabilizzato, allora Jobs spostò l’attenzione su un settore vicino: i telefonini. In questo caso accoppiò il telefonino con Hipod e venne fuori un nuovo oggetto del desiderio HIPHONE. Le grande novità di questo oggetto furono tre. Le prime due legate all’applicazione su un telefonino del sistema operativo a icone che aveva fatto la fortuna dei PC APPLE e della tecnica touchscreen che facilitava l’uso ed evitava la necessità di una tastiera dedicata. Ma lo strumento da solo non bastava, serviva un’altra fonte di guadagno e fu lanciata l’operazione “APPS”, cioè chi voleva poteva scrivere una piccola applicazione esterna che poi era venduta da APPLESTORE, il negozio virtuale di APPLE. Centinaia di piccoli sviluppatori fornirono migliaia di apps: piccoli giochi, programmini di utilità, simulatori di strumentazione come fonometri, etc; ed il tutto a qualche euro per applicazione .e di questi euro qualcosa restava aJobs.
Anche per Hiphone si sono susseguite imitazioni e nuove versioni e chi non aveva l’ultimo modello era un retrogrado.
Ma anche il mercato degli Hiphone tendeva a saturarsi anche per la presenza di una nutrita concorrenza.
Nel 2009 l’occhio lungo di Jobs notò che Hiphone e tutti i suoi concorrenti avevano un grande limite umano: la vista ed il “ditone”: la quantità di dati contenuti sul piccolo schermo era condizionata dalla capacità di vedere dell’occhio umano e le dimensioni fisiche delle dita non permettevano un eccessivo assembramento di informazioni “cliccabili” sullo schermo. La soluzione: mettere uno schermo più grande in una scatoletta poco più grande di una rivista settimanale. E’ nato HiPAD, il dispositivo che ha conquistato giovani, in cerca del nuovo, e, soprattutto, professionisti che avevano la necessità di un dispositivo portatile utilizzabile come un PC, ma leggero e con batterie di lunga durata. Hipad godeva dell’esperienza PC di Apple, di Hiphone ed HiPod e chiunque di successo “deve avere un Hipad”.
Hipad, come i suoi predecessori, ha avuto nuove versioni in rapida successione, tanti acquirenti dell’ultima versione e tanti emuli.
JOBS, sicuramente, stava pensando a nuove richieste, visibili solo all’occhio di un acuto uomo di mercato, del mondo cui la presenza di un nuovo oggetto è quasi una spinta compulsiva ad acquistarlo. Purtroppo non sapremo mai quale sarebbe stato il nuovo HIXXX.