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martedì 15 maggio 2012

Comunicazione: di Testa e di Pancia.



L’andamento di alcune recenti chiacchierate, o più modernamente post nei blog, mi hanno spinto a fare alcune riflessioni sui modi di comunicare. Una chiara spiegazione scientifica sulle modalità di comunicazione si trova all’indirizzo:  
http://www.comunicazione.uniroma1.it/materiali/11.45.11_interpersonale%20pomezia%20.ppt.
Io non sono uno studioso dell’argomento e quindi le mie argomentazioni saranno più “pancia” che di “testa” (vedi dopo).

Qualche premessa iniziale su “la comunicazione di una notizia”:
....- non metto mai in dubbio la buona fede dell’autore;
....- do per scontato che la notizia presentata è vera;
....- le definizioni “testa” e “pancia” non implicano alcuna classificazione di importanza e giudizio positivo o negativo sul modo di comunicare e sono usate solo per comodità metodologica;
....- nelle esemplificazioni successive cercherò di evitare qualsiasi giudizio personale sul “fatto specifico” quale che sia la sua natura:importante o futile, spregevole o lodevole.
Normalmente il comunicatore cerca di convincere della bontà della sua tesi in funzione dello scopo che si è prefisso. E’ importante notare che lo “scopo prefisso” non coincide quasi mai con “provare la verità”, come ho premesso, il mio discorso è diretto solo al modo di comunicare fatti veri.
Un primo esempio.
Nei giorni scorsi ho ascoltato al Forum della Comunicazione un chiaro intervento del Presidente Italiano di “Save the Children”, l’associazione che aiuta gli sfortunati bambini del Terzo Mondo. Per svolgere il suo scopo, l’associazione deve raccogliere fondi e questa raccolta può essere sicuramente stimolata da foto che documentano la necessità di fondi. “Save the children” ha fatto una scelta “di testa” per una comunicazione che “stimola il lato buono della pancia” piuttosto che muovere a compassione con immagini reali estremamente coinvolgenti. Il possibile benefattore scappa di fronte ad immagini “reali” di bimbi malnutriti, non curati e con il corpo devastato da malattie e maltrattamenti. Le foto degli stessi bambini con gli occhi pieni di meraviglia di fronte ad un banale giocattolo o una piccola tazza di riso sono molto più efficaci.
Il sito http://www.savethechildren.it/2003/galleria.asp ha un bel campionari di queste foto.
Noi tutti abbiamo presente la terribile fotografia di una bambina nuda, al centro di un gruppo di bambini, che fuggivano da un villaggio vietnamita in fiamme. Quella foto ha fatto il giro del mondo ed è stata usata per fare una critica forte alla guerra, dovunque e comunque, indipendentemente dalle ragioni. Questa è un’altra scelta di “testa” per una comunicazione di “pancia”.
Un secondo esempio.
Alcuni anni fa si verificò un fatto tragico: un bimbo cadde in un pozzo e, malgrado sforzi immani, morì. Allora la TV fece la scelta giornalistica di una diretta, quasi fosse una partita di calcio, di tutte le operazioni che man mano si svolgevano. Tutte notizie vere, partecipazione totale dei giornalisti e commentatori, io ho ancora i sudori freddi quando ci penso. Quella trasmissione, nel corso degli anni, è stata sempre più criticata perché è apparsa più come una “fredda comunicazione di pancia” per fare audience più che per testimoniare un fatto.
E veniamo alla causa che mi ha spinto a scrivere questo tentativo di sistematizzazione del modo di comunicare.
Mi riferisco ad un discorso sul Nucleare fatto nel corso di una trasmissione REPORT di RAI3 poco dopo il terribile disastro che aveva colpito le Centrali Nucleari Giapponesi. Quello che la trasmissione ha detto era tutto vero e perfettamente allineato con lo scopo che la giornalista si era posto: sfruttare il momento per creare audience alla sua trasmissione. Lo scopo di una inchiesta giornalistica dovrebbe essere di documentare realisticamente le ragioni di una scelta “pratica” dettata da una necessità reale.
Attualmente la fame di energia nel mondo cosiddetto civilizzato è altissima e tutti i sistemi di produzione sono molto costosi a livello sia economico che “ecologico”. Le energie alternative esistono, ma realmente possono coprire solo una percentuale bassa del fabbisogno. Nel Museo della Tecnica di Stoccarda, è un ricordo di 50 anni fa, c’era un esperimento: una bicicletta collegata ad una dinamo alimentava un fornellino con 100 gr di acqua che doveva essere portata ad ebollizione; vi assicuro che dovemmo fare un lavoro di gruppo per ottenere lo scopo. Oggi la tecnica ha migliorato i rendimenti, ma non bisogna farsi ingannare da lunghe liste che descrivono le “forme alternative”: i risultati pratici sono molto meno eclatanti.
La scelta del nucleare è, allo stato dei fatti, non una scelta OTTIMA, è la scelta meno peggiore che possiamo fare. E questa scelta comporta dei rischi. I rischi sono stati definiti e qualificati nella scala INES, internazionalmente accettata, che qualifica il livello di accettabilità del rischio nucleare.
Nel corso della trasmissione un serio professore criticava il fatto che un rischio possa essere definito accettabile: questo può essere vero in un mondo virtuale. Nel mondo reale si devono fare delle scelte. Il continuo ripetere della parola “accettabile” con tono variamente apodittico, iettatorio, o predicatorio è il tipico esempio di comunicazione di “pancia”. Nella stessa trasmissione sono ripetutamente comparse le immagini di Chernobyl, ma è universalmente accettato che quella Centrale era pericolante già anni prima dell’incidente. Quindi, a parte l’umana pietà per le persone colpite, il ricordarlo come prova della pericolosità del nucleare è un modo per colpire “la pancia”, non un discorso pragmatico.
Nel corso della trasmissione è stata intervistata una coppia che abita vicino ad una centrale francese. Le risposte dei due signori erano tranquille, serie e non mostravano alcun timore. La modalità delle domande e qualche piccolo commento appena appena ironico sminuivano il valore dell’intervista e quasi volevano farla apparire come un “commento dell’Ente Turismo”.
L’autrice della trasmissione REPORT ha raggiunto il suo scopo: avere una forte audience e rafforzare il suo ruolo di “persona che non si fa imbrogliare”.
Forse la mia posizione fortemente critica verso alcune posizioni “di pancia” mi porta ad usare uno stile “altrettanto di pancia”. Forse un po di “rimbambimento senile mi porta ad essere eccessivamente sensibile a certi tipi di comunicazione. Forse in qualche caso ho un po di ragione anche io. Non lo so e lascio a voi il giudizio.

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