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domenica 13 maggio 2012

UTOPICI GOVERNI TECNICI – 2 -


Qualche mese fà, all’inizio dell’avventura del Governo Tecnico, scrivevo:
“Cosa succederà? I provvedimenti semplici e di piccolo cabotaggio saranno votati da tutti. I punti critici ed i provvedimenti ostici,

ai quali sono state alternativamente ostili le vecchie maggioranze ed opposizione, non verranno affrontati o, quantomeno saranno discussi, sdrammatizzati, semplificati, depurati e ...rimandati, ancorchè lo studio e le soluzioni proposte per i temi sgradevoli siano formulate al massimo della sapienza scientifica.”
Oggi, sulla scorta di osservazioni di quanto è avvenuto e sta avvenendo, mi sembra che quella mia precedente sensazione non fosse del tutto sbagliata.
Non voglio fare un commento sulla validità delle misure prese o se il loro valore era recessivo o utile a promuovere lo sviluppo. La scelta di quelle misure serviva a “fare cassa” per rispettare alcuni impegni Europei che, se disattesi, ci avrebbero indirizzati su una china pericolosa.
Il Governo Tecnico se ne è assunto, giustamente, la responsabilità ed “i cattivi pensieri” di tanti che hanno cominciato a disquisire, secondo le vedute del proprio partito, sull’equa ripartizione dei carichi ed a proporre misure alternative più politicamente indirizzate. Il Governo tecnico non ha ceduto: tutti siamo scontenti, ma con un filino in più di speranza che l’Italia non fallisca.
Dopo aver risposto al problema di “rattoppare” qualche conto, è nata la necessità di cominciare a prendere misure che ci permettano di dare all’Italia un abito nuovo e più moderno.
Occorreva rivedere i criteri che regolano il mercato del lavoro ed i tecnici a questo punto hanno cominciato ad annaspare e si sono impantanati sul “malefico articolo 18” portato a simbolo di protezione del lavoratore contro “il padrone delle Ferriere” di ottocentesca memoria. Primo effetto è stato di estendere l’art.18 anche alle imprese piccole che per loro natura si dimensionano sul giorno per giorno. E’ cominciata poi una trattativa da mercato levantino con ognuno che tirava la corta coperta dalla sua parte. Una piccola nota: il mercato del lavoro comprende TUTTE le persone che prestano la loro opera e non il solo 50% dei “dipendenti” con una qualsiasi forma di contratto; comprende anche quelli che, soprattutto giovani, vorrebbero diventare “dipendenti”, ma che non ci riescono perché molti che potrebbero aver bisogno di quelle forze non vogliono legarsi per la vita a risorse che nel futuro potrebbero non essere più necessarie o potrebbero rivelarsi deludenti. Capisco che è difficile prendere decisioni impopolari, ma ai Tecnici è richiesto proprio questo, prendere decisioni oneste e valide. Tra l’altro a proposito di “mercato del Lavoro” mi sembra di aver capito che tutta la forza lavoro, che in qualche modo è connessa all’organizzazione pubblica, non è toccata dalle nuove regole, quandomai fossero definite.
Occorreva poi prendere delle misure per “governare la spesa e l’organizzazione della Pubblica Amministrazione” nelle sue mille branche: nazionale, locale e collegata. La decisione dei Ministri Tecnici è stata quasi pilatesca, è stata nominata una commissione di altri tecnici, pagati o no ha poca importanza, che dovevano indagare e proporre. A cosa serve questa commissione se già esistono Commissioni Parlamentari, organi direttivi di tutte le Amministrazioni Pubbliche, Corte dei Conti. Tutti questi apparati conoscono esattamente come e dove si spende e, se non sono capaci di evidenziare le spese inutili, il primo risparmio sarebbe di licenziarli e tenersi la Commissione Amato, Giavazzi e Bondi che, quantomeno, hanno rinunciato a prebende legate a questo incarico.
Chicca sulla torta è stato il Referendum sulla Revisione della Spesa: è stato chiesto a tutti di suggerire le misure da prendere….il medico che chiede al malato quale medicina prescrivere!
Altro tema di interesse ed attualità: l’innovazione e la molto evocata e poco applicata Agenda Digitale.
Sono anni che si parla di questo argomento e ci si impantana solo sul primo tema: il digital divide tecnico. E’ sicuramente un tema importante, ma non il più importante in quanto in ITALIA attualmente esiste una copertura, tra fisso e mobile, quasi totale anche se le prestazioni di questa rete dovrebbero in molti casi essere migliorate. Il reale digital divide è legato alla vera incapacità dei tutte le amministrazioni pubbliche di “fare rete”, cioè di comportarsi dal punto di vista organizzativo come una unica entità capace di rispondere allo stesso modo a qualsiasi cittadino ovunque si trovi. Esistono già almeno tre leggi emesse e valida negli ultimi 15 anni che prevedono questa integrazione.
Cosa ha fatto il Governo Tecnico: ha creato una grande commissione per l’Agenda Digitale che farà una serie di audizioni per ascoltare tutti quelli cui interessa il problema per quindi scrivere delle regole che poi saranno discusse, variate, emendate e votate per formare un nuovo codice dell’amministrazione digitale che forse finirà come i precedenti: non applicato perché mancano le regole di attuazione, manca la circolare applicativa delle regole, qualche codicillo sarà impugnato perché in odore di incostituzionalità …..ed il tempo passa.
Infine la IMU che tante polemiche, pianti ed “alti lai” ha provocato. Non si poteva fare una “patrimoniale generalizzata” perché troppo politicamente configurata. Allora si è pensato ad una “patrimoniale mascherata” che ha scatenato un putiferio. Questa nuova IMU possiamo vederla articolata in tre parti. La prima legata alla rivalutazione dei valori catastali: è una cosa sgradevole, ma tocca tutti e, a malicuore, si deve accettare. La seconda è legata a chi incassa, prima erano i Comuni, ora è lo stato: chi si è visto sottrarre il maneggio diretto dei soldi, non ha gradito e non ha gradito che i proventi legati alle rivalutazione restino al Centro. Terzo aspetto la cosiddetta ICI prima casa: tutti i proprietari di case sono stati toccati ed hanno cominciato a piangere ed inveire per questo surplus di tasse. E’ di pochi giorni fa la dichiarazione che la nuova legge, in funzione delle detrazioni previste, inciderà poco su i piccoli proprietari della casa in cui abitano e che tutto il resto è solo “piove governo ladro”. Non sono in grado di verificare con numeri quale è la giusta verità. Forse questo Governo Tecnico poteva farsi prima quattro soldi di conti e poi proporre un provvedimento che, rispettando il valore del totale da incassare, provocasse meno confusione
Confermo il mio rispetto ed ammirazione per un gruppo di professionisti che, chiamati ad aiutare un malato grave, si sono sentiti in obbligo di accettare l’incarico.
Confermo la mia idea che un tecnico può ottenere un risultato solo se ha la forza di obbligare a rispettare quanto decide. Questo avviene, e non sempre, in aziende private quando il tecnico ha l’avallo della proprietà.
In una organizzazione pubblica libera, e l’Italia sino a prova contraria lo è, non esiste mandato “TECNICO” operativo e quanto sta succedendo con il NOSTRO UTOPICO GOVERNO TECNICO ne è la riprova.
O mi sbaglio?