SALVE

SALVE e BENVENUTI!

"Una volta che avrete imparato a volare, camminerete sulla terra guardando il cielo, perchè è lì che vorrete tornare" Leonardo


Mandate una mail a attilio.romita@gmail.com se desiderate essere sempre aggiornati sulle novità! @AAROMITA


mercoledì 26 settembre 2012

CLOUD, PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E ITALIA.......PENSIERI IGNORANTI.


Oggi mi è capitato di leggere un articolo, sicuramente sponsorizzato, che parlava di un risparmio di 500 milioni di euro ogni anno “attraverso il cloud computing.” (Istituto di studi danese Copenhagen Economics).

A questo risparmio economico, per minori spese di hardware ed elettricità, si deve però aggiungere il migliore servizio ai cittadini e, non di minore importanza, il rispetto dei vari Codici della Amministrazioni Digitale, non ultimo, il Digitalia del Governo Monti.
Dicono molti contrari al Cloud: questa architettura non è sicura perché ci mette in mano a Società private che oggi ci collaborano e domani potrebbero strozzarci perché controllano i nostri dati e li depositano su “macchine” collocate chi sa dove.
La risposta è quasi ovvia: l’architettura Cloud non è proprietà di Google e di IBM o di Microsoft, è un modo di strutturare la conservazione dei dati e nessuno vieta di costituire una “private Cloud”, cioè una Cloud privata, allocata e gestita da una entità unica nazionale.
Pensano, ma non dicono, i molti possessori locali dei nostri dati: perché devo mettere in comune i “miei” dati che mi permettono di curare ed alimentare il mio piccolo orticello locale dei prodotti e servizi informatici?
A parte considerazioni etiche, è giusto ricordare che i vari CAD che si sono succeduti prevedono che nessuna Amministrazione Pubblica, centrale o locale, deve chiedere al Cittadino dati che sono già in possesso di un’altra qualsiasi Amministrazione Pubblica, centrale o locale che sia.
Forse anche questa “piccola” rivoluzione servirà a far diventare l’Italia, dopo 150 anni dalla unificazione, una unica nazione e non un insieme discontinuo di 100 amministrazioni, 20 Regioni, 100 Province, 8.000 comuni, 4.000 server di tutte le dimensioni e un florilegio infinito di applicazioni software diverse.
Calcolando tutte queste diversità, forse, quel valore indicato all’inizio dall’Istituto Danese verrebbe ampiamente superato.
Ma questo è un sogno di un pensatore ignorante.