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giovedì 7 febbraio 2013

Il Cloud come funziona …riflessioni culturali di un ignorante.

Cloud….tanti ne parlano, molti fanno valutazioni, mi viene voglia di dire anche la mia: io sono ottimista e forse le chiacchere che seguono possono aiutare a capire qualcosa. Se proprio non sarò capace spiegare questa nuova tecnica di condivisione di dati e servizi, almeno spero di istillare qualche dubbio positivo.
Per iniziare una domanda cui vi chiedo di dare la risposta al termine di questa notarella: “E’ meglio avere un piccolo pasticcino preso da un grande piatto variegato oppure una parte di una grande torta che, anche nelle piccola porzione, ha tutti i sapori della grande torta?”.
Voglio cominciare evidenziando che la tecnologia Cloud è applicabile, con criteri e soluzioni simili e diversi, a tutti i settori dello ICT e chi vuole usarla, singolo cittadino o grande società, può scegliere quale parte del CLOU usare.
Un suffisso comune a tutte le sigle che identificano il Cloud è –AAS cioè As A Service e quindi: SaaS  (Software as a Service), DaaS  (Data as a Service), HaaS (Hardware as a Service), PaaS (Platform as a Service), IaaS  (Infrastructure as a Service). In pratica CLOUD significa condividere risorse e pagare solo un canone misurato sulla quantità di uso che si fa di quel servizio.
Si, è vero – dice chi non si fida – perché esiste il Digital Divide ed io non sono sicuro di trovare i miei servizi dovunque sono. E’ vero per chi ha la necessità reale di lavorare da mille posti diversi, ma quanti dei miei amabili lettori hanno questa reale mobilità infinita che li porta a lavorare da un bosco in cima alla montagna all’ufficio nella grande città”. Quanti di noi rinunciano all’auto perché sono costretti a prendere l’autobus quando saltuariamente vanno in posti dove non si trova parcheggio? Poi ci sono sempre ed ovunque collegamenti satellitari.
Si, è vero – dicono molti responsabili pubblici – ma io voglio avere sempre il controllo dei miei dati e non mi fido di archivi “sparsi per il mondo”. Questa, scusate, mi sembra l’opzione più sciocca e, scusate ancora, maschera l’errata convinzione che il “possesso dei dati” è indice di potere ed arma di scambio. Ma bando ai cattivi pensieri e vediamo di esaminare il problema sotto vari aspetti.
Partiamo dal nome Cloud, nuvola, che psicologicamente fa pensare ad un mobile cumulo di acqua condensata che viaggia nel cielo e si disperde al primo vento.
Il Cloud è quanto di più stabile e sicuro possa esistere in ambito ICT in quanto si basa un certo numero di Centri Servizi Informatici costruiti in aree simili a dei caveau bancari (Fort KNOX, per capirci), protetti da procedure di sicurezza informatica avanzatissima. E, per gli amanti della Green Economy, posizionati in paesi con clima freddo per ridurre le necessità di raffreddamento.
Si è vero – dice il Responsabile Pubblico -, ma io voglio che i dati pubblici italiani risiedano in Italia per essere al sicuro a causa di incidenti internazionali e per proteggermi da intrusioni sulla privacy dei dati dei miei concittadini.
La risposta per essere valida deve essere articolata. Ci provo.
La più semplice soluzione è quella di allestire un Centro Servizi Informatici posizionato per es. nella Caverna del Gran Sasso dove si fanno gli esperimenti di Fisica del CERN per il quale esistono già molte procedure di sicurezza.
Una seconda soluzione è la duplicazione dei Centri Servizi sempre contemporaneamente aggiornati. Così ci si proteggerebbe da blackout e problemi tecnologici.
Si è vero – dice il Responsabile Pubblico -, ma io voglio che i dati pubblici italiani siano protetti da intrusioni – la famosa e fumosa privacy – e mi fido solo del mio sistema posto nella stanza accanto. A questo signore rispondo con una domanda: “se i devo mettere al sicuro qualche gioiello di famiglia, è più affidabile la cassetta di sicurezza posta al sottoscala della piccola filiale di banca all’angolo, oppure è meglio fidarsi del Caveau della Banca d’Italia?”.
In questa nota ho cercato di dare solo qualche indicazione e non credo che sia sufficiente per convincere “il sig. Responsabile Pubblice”, grande o piccolo che sia. Se, però, sono riuscito a provocare qualche piccolo dubbio, come prima chiaccherata mi è sufficiente.