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sabato 27 aprile 2013

Il Popolo della RETE, chi è?......domande ignoranti.

Si fa un gran parlare del Popolo della Rete come il vero strumento democratico per la formazione delle idee, delle esigenze e delle proposte di tutti i Cittadini.

Chi mi conosce sa che frequento da tanti anni la Rete e tutte le sue, social e no, autostrade ed anfratti, ma non per questo mi sento più importante o più influente dell’oltre 60% di miei concittadini che non frequentano la Rete.
In Italia, come a molti è noto, esiste un forte digital divide culturale, cioè la maggioranza reale dei nostri concittadini non frequenta la Rete. Infatti consultando le statistiche ufficiali si rileva che soltanto il 42% degli Italiani usa Internet e che la distribuzione degli utilizzatori è fortemente centrata sugli utenti tra 15 e 40 anni. Tra l’altro sono compresi tutti quelli che almeno una volta ogni 2-3 giorni usano internet.
Sulla base di questi numeri già si può rilevare che “il campione statistico” è fortemente sbilanciato.
A questo punto mi sembra giusto chiedere: Chi è il Popolo della Rete? Quale valore hanno le idee del Popolo della Rete reale?
Alla prima domanda mi sembra di aver risposto con i numeri esposti sopra.
Premessa alla seconda domanda è l’assioma che tutti devono poter esprimere le proprie idee usando tutti i mezzi leciti che conoscono.
Però è giusto dare ad ogni idea il suo valore e, soprattutto, quanti condividono quell’idea perché, in un mondo realmente democratico, contano i numeri e non il volume della voce di chi fa una proposta.
E allora perché questa, secondo me, sopravvalutazione del peso delle idee che vengono dalla Rete piuttosto di quanto propongono Partiti, Associazioni, Gruppi di Cittadini che usano solo i mezzi tradizionali e che usano questi mezzi per conoscere e discutere le idee?
Perché gli strumenti tradizionali, quasi per eccesso di masochismo, danno più peso ad un particolare Popolo della Rete che al loro uditorio tradizionale?
Chiaramente queste mie riflessioni mi attireranno la qualifica di vecchio, retrogrado, banale antinnovatore. Forse i self-made-innovation-men potrebbero utilmente aiutare ad usare la rete piuttosto che ghettizzare chi no la usa come inutili pesi per l’innovazione. Forse occorre ricordare che l’educazione, cioè istruzione ed apprendimento, è innovazione….il resto, per dirla con il poeta, è noia, cioè noioso blaterare per sembrare moderni.

Attillio A. Romita