SALVE

SALVE e BENVENUTI!

"Una volta che avrete imparato a volare, camminerete sulla terra guardando il cielo, perchè è lì che vorrete tornare" Leonardo


Mandate una mail a attilio.romita@gmail.com se desiderate essere sempre aggiornati sulle novità! @AAROMITA


martedì 25 marzo 2014

La Letteratura Portoghese ed il Mito di Lisbona

AAR – Oggi con il mio amico Giorgio parliamo di Lisbona, capitale, del Portogallo, una città di antica storia che in tempi recenti ha avuto un momento di notorietà letteraria che dura ancora.

GZ - Nella letteratura europea moderna è venuto sviluppandosi , nell’ambito del XX secolo, ma con prodromi alla fine del 1800, un nuovo mito della correnti letterarie sorte a Lisbona , capitale della nazione posta all’estremo limite occidentale dell’Europa.

AAR - Come si è arrivati a questo successo di Lisbona?

GZ - Dopo i trionfi letterari nel teatro, nella narrazione e nella poesia di Parigi e Londra nei precedenti secoli a partire dal XVII secolo  e dopo il fiorire della letteratura russa a San Pietroburgo nel XIX secolo, ecco spuntare l’interesse per una letteratura marginale in una lingua neolatina, il portoghese, considerata  di minore importanza da noi italiani e dagli spagnoli. Questa lingua diviene rapidamente protagonista di prima grandezza considerando il fatto che è parlata scritta e cantata anche in Brasile, nazione preminente nel sud-centro America e tra le nazioni emergenti dell’orbe terraqueo.
AAR- E chi è il primo che ha alimentato questo nuovo mito?
GZ - Il mito di Lisbona nasce con Fernando Antonio Pessoa, scrittore multiforme, il quale si presenta con differenti pseudonimi e lancia fantasiose mode letterarie come il lirismo bucolico elegiaco nostalgico, l’avanguardismo esasperato, l’egocentrismo narcisistico ed il classicismo oraziano. Dopo di lui Josè Saramaco consolida il mito che viene esportato dall’italiano Antonio Trabucchi. Quest’ultimo traduce le opere scelte di Pessoa e scrive, in portoghese, “Requiem” un allucinante racconto lungo che cuce insieme più episodi e termina con una cena-intervista a Pessoa: un piccolo capolavoro di 120 pagine.
AAR – Cerchiamo di capire qualcosa di Lisbona dal punto di vista geografico turistico?
GZ – Lisbona, capitale del Portogallo dal 1250, è una città affascinante che si affaccia sull’estuario del Tago (Rio Tajo) e risente del vento dell’oceano Atlantico che provoca un clima incostante e variabile in tutte le stagioni con punte di caldo intenso in estate e freddo d’inverno, rapidi passaggi di nubi e piogge improvvise e violente soprattutto nelle mezze stagioni.     
Si estende sulla riva destra dell’estuario del fiume. Le case di abitazione ed i monumentali edifici sembrano elevarsi dolcemente sopra i rilievi collinosi dove gli abitanti, che si trovano poco più alti del livello del mare, si sentono per lunga tradizioni dominatori degli oceani.
Il paesaggio urbano è vasto e molto vario con numerosi dislivelli, ampi viali in salita e discesa, grandiose piazze , stupendi parchi e graziosi giardini, maestosi monumenti, interessanti musei e mirabili luoghi panoramici.

AAR – Quasi certamente, nei tempi, Lisbona è stata citata in qualche testo letterario.
GZ - Mi viene spontanea un citazione da “Bacco in Toscana “di Francesco Redi: “Né l’ispano mai si stucchi d’innalzar l’acque del Tago, ch’io per me non ne son vago”. Il fiume Tago sfocia a Lisbona e mori e musulmani, che ancora la occuparono sino al 1147, non bevevano vino e liquori fermentati o distillati bensì soltanto acqua e quella del fiume era non solo potabile,  ma anche fresca e gustosa. Il Redi scrisse il suo ditirambo oltre 500 anni dopo, ma la tradizione di coloro che bevevano l’acqua del fiume era rimasta indelebile anche se da secoli i vini portoghesi sono divenuti famosi anche oltre l’Europa.
AAR – C’è qualche aspetto stilistico che caratterizza Lisbona?
GZ - Come tutte le capitali europee sviluppatesi nel corso di secoli, Lisbona pur nella sua sostanziale omogeneità stilistica, è costituita da differenti quartieri i cui nomi sono internazionalmente noti.     
La  Baixa è al centro della città ed è caratterizzata da vie larghe e parallele: da piazza Pedro IV° a Figueira, la piazza “De Commercio” con al centro la statua equestre di re Giuseppe, l’Arco di Trionfo, l’Imbarcadero che dalla stazione di Rossio scende verso l’estuario del Tago.     
Verso l’alto sale l’avenida de Libertade sino alla maestosa Piazza “Marques de Plombel” e poi l’immenso parco Edoardo VII° dedicato alla visita di questo re inglese.        
A destra e sinistra di questo viale sorgono su due colline il Barrio Alto ed il quartiere di Alfama.
Rossio con l’elegante Chiado sono le zone centrali della città antica. Barrio Alto è il cuore del nostalgico fado. Barrio alto sorge su una collina ed è simpatico arrivarci con un antico ascensore o con la funicolare.  
Il quartiere più antico e caratteristico è Alfama che sorge su una collina dominata dal castello Sao Jorge da cui si gode una splendida vista panoramica sul mare e sulla città. E’ questo il centro della città originaria e della Medina araba con la sua Moschea.

AAR – E di Lisbona come porto commerciale che mi dici……
GZ - Lisbona fu il più grande ed importante emporio marittimo e commerciale dei secoli XV° e XVI° soprattutto per merito dei grandi navigatori, come Bartolomeo Diaz, Vasco de Gama e Pedro Alvares Cabral che guidati dal sovrano Enrico il Navigatore si esplorarono e commerciarono in tutti i “sette mari”. A loro ricordo nel 1960 è stato costruito uno spettacolare monumento in pietra granitica che, come una prua si nave, si affaccia sull’Estuario del Tago nel quartiere di  Belém. In questa zona si trova anche l’armoniosa Torre e il rinascimentale Convento dos Jeronimos dove i grandi capitani e le loro ciurme ricevevano la benedizione prima di partire per le avventurose spedizioni verso
mete sconosciute e nuove rotte da aprire.  
L’estuario del Tago è anche attraversato da un moderno ponte ad unica arcata lungo oltre 17km. Fu voluto nel 1960 dall’allora dittatore Salazar e dal ha nome “Ponte 25 aprile” in ricordo della data di fine di quella dittatura.

AAR – Penso che la descrizione di Lisbona potrebbe occupare ancora molte pagine. Ma ora passiamo anche alla Lisbona letteraria.
GZ - Lasciamo la parola a Josè Saramaco ed al suo libro “L’assedio di Lisbona” che coglie e svela pienamente l’anima della città. L’autore compone una storia lineare e di pura fantasia incentrata su pochi personaggi contemporanei descritti in modo minuzioso che talvolta può apparire contorto. Sembra quasi voglia dire che la storia può non essere vita reale, ma soltanto letteratura, cioè pura creazione artistica.
AAR – Lisbona è la protagonista di questa nostra conversazione, ma che succede in quest’Assedio letterario?
GZ - Il protagonista Raimondo Silva vive nel cuore della città vecchia, vicino al Castello. Minuziosa è la descrizione della Medina moresca dove si intrecciano le stradine ed i tetti si toccano quasi. Dove la biancheria è stesa su corde tese tra le case come ancora avviene in alcuni paese mediterranei. Dove le stradine sono spesso delle erte scalinate, talvolta sporche e trascurate regno anche di cani randagi che sono ritenuti animali impuri dai pochi residenti mussulmani.        
Raimondo Silva è un libero professionista che svolge una attività molto particolare: revisore di bozze e testi di qualsiasi argomento come per es. poesia, storia e scienze. Il suo è un lavoro che richiede molta attenzione, accuratezza ed anche notevole cultura.

AAR – Una professione molto interessante…
GZ - Personalmente la professione di Raimondo Silva mi affascina ed ha fatto nascere in me il sogno, purtroppo mai attuato, di essere il coordinatore editoriale di una casa Editrice, cioè colui che guida alla scelta ed alla nascita di nuove pubblicazioni ed opere letterarie. Per me sarebbe stato un lavoro esaltante e gratificante.
AAR – Torniamo al nostro Raimondo…..
GZ - Raimondo Silva è personaggio insicuro e scontento che si sente schiavo della minuziosità del suo lavoro pur apprezzandolo perché, pur svolgendolo con grande accuratezza, gli permette una grande indipendenza non fissando orari rigidi o a permanenza obbligata in grandi uffici aziendali.     
Il protagonista vorrebbe talvolta vivere nei vasti quartieri residenziali che ammira per la loro spaziosità ed immensità, ma è quasi spaventato dal fatto che le vaste aree potrebbero ridurre e quasi impedire rapporti umani diretti.   
Il fatto di vivere in un quartiere antico probabilmente rende più acuto il suo patriottismo e, quando viene in possesso di un antico manoscritto sulla “Storia dell’assedio di Lisbona”, viene preso dall’idea travisare la narrazione per mutare il corso della storia. 
E’ una idea quasi malsana ed una scorrettezza inimmaginabile per un professionista della fedeltà alla parola scritta. Aggiunge soltanto tre lettere di una frase “…i Crociati dichiararono che NON avrebbero aiutato i portoghesi a conquistare Lisbona …”.

AAR – Una piccola svista  forse non del tutto intenzionale…
GZ - E’ difficile spiegare come un serio professionista abbia deciso di venir meno alle regole deontologiche e sia venuto meno alla fiducia dello scrittore e dell’editore. “Insondabilità dell’animo umano” potrebbe essere una spiegazione valida, ma no per il sagace e sofisticato Saramaco che non ama l’ovvietà.
AAR – E quali sono le conseguenze di questa “svista storica”?
GZ - Il piccolo errore voluto di Raimondo Silva si dimostra la causa prima per un completo cambiamento di vita del protagonista.        
La dirigente della casa editrice che aveva commissionato il lavoro è una piacente signora di mezza età molto valida professionalmente, ma sufficientemente anticonformista per pensare di sfruttare l’occasione che le si presenta. A Raimondo Siva viene commissionato il compito di scrivere una nuova versione dell’assedio di Lisbona riconquistata da truppe autoctone guidate dal re Alfonso Henriques che, senza l’aiuto dei Crociati, scacciano i saraceni. E questo sarà l’inizio della nazione portoghese indipendente anche dal dominio spagnolo.

AAR – Ma cosa è successo realmente ..la Storia cosa ci racconta.
GZ - In realtà il Portogallo fu dominato dalla Spagna per quasi 100 anni, dal 1580 con Filippo II al 1668 con GIOVANNI Vi di Braganza. Lisbona poi fu quasi completamente distrutta nel 1755 dal terremoto, maremoto ed incendi che seguirono. Subito dopo fu meravigliosamente ricostruita dall’opera del Marchese di Pombal, che ne fece la capitale più spettacolare d’Europa con una magnifica vista sull’estuario del Tago e sull’oceano immenso.
Lisbona potrebbe ricordare Roma o Atene per i colli nascosti dagli edifici, ma mancano le vestigia antiche e l’alta Acropoli. Allo stesso tempo i gabbiani risalgono, quasi mestamente latrando, il fiume ed i pappagalli, nei vasti parchi, sembrano litigare con i loro rumorosi borbottii e gracidii.

AAR – Questa bella storia su Lisbona mi fa quasi venire la voglia di andare a visitarla.         
Ciao ed alla prossima chiaccherata che mi aiuterà a partire con la fantasia verso una nuova città.