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lunedì 9 giugno 2014

eCF – European e-Competence Framework .riflessioni su un treno sul quale non possiamo permetterci di non salire..

Il mondo attuale, cioè l’insieme di tutte le attività che si svolgono nell’insieme globalizzato di donne ed uomini, è giusto che utilizzi al meglio i servizi che l’informatica e le telecomunicazioni, ICT, mettono a disposizione. In una parola di “digitale” sono intrisi tutti i processi che utilizziamo per la nostra attività e, aggiungerei, per la nostra vita.
La nostra vita quotidiana è sempre più piena di antichi vocaboli cui è stata premesso e- ad indicare una attività svolta con il supporto del “digitale”.
Il digitale” è costruito e mantenuto dalle persone che hanno le competenze per farlo che devono essere formate ed indirizzate in modo corretto ed omogeneo per rispondere alle esigenze della comunità e dell’industria “digitale”.
La stima numerica della richiesta di specializzati è alta, ma è anche alta la stima numerica di persone, specializzate in altri settori, che abbiano anche una buona competenza del “digitale”. Da questo doppio stimolo propositivo nasce la necessità di sviluppare una cultura “digitale” sin dalle prime classi della scuola.
Il percorso scolastico “normale” all’inizio fornisce una base di conoscenza comune per poi specializzarsi nei gradi superiori ed all’Università
Il “digitale” deve seguire un analogo sviluppo e soprattutto ai livelli più alti deve seguire regole comuni quantomeno all’Europa.
Lo eCF, come dichiarato nella prima pagina della sua documentazione “The European e-Competence Framework (e-CF) provides a reference of 40 competences as required and applied at the Information and Communication Technology (ICT) workplace, using a common language for competences, skills and proficiency levels that can be understood across Europe.” è esattamente lo strumento che permette un dialogo commune.
Lascio volutamente questa citazione in inglese perché in questo mondo sempre più globalizzato la lingua inglese è fattore di interscambio ormai consolidato.
Tutto quanto finora detto sarà tra venti anni una consolidata strategia formativa ed una normale prassi industriale. Al momento siamo chiamati a rincorrere questo treno che ha iniziato la sua corsa da alcuni anni e sul quale non siamo riusciti a salire nelle fermate precedenti.
La Scuola, di ogni ordine e grado, deve essere messa in grado di reagire. Per le classi inferiori sarà sufficiente un percorso rapido per raggiungere una competenza di base; in questa ottica si rivelerà molto l’utilizzo di strumenti “digitali” di supporto alla didattica. Man mano che si sale verso le classi superiori occorrerà prevedere l’inserimento di materie specialistiche o un uso più intenso di strumenti “digitali” per la didattica tradizionale.
In un mondo normale ed equilibrato deve verificarsi che teoria e pratica abbiano percorsi che si incontrano. L'industria, di ogni ordine e grandezza, ha già chiaramente percepito che il supporto delle tecniche “digitali” è necessario per stare sul mercato e quindi cerca di acquisire competenze in questo campo.
Lo strumento eCF potrebbe essere il linguaggio comune che fa colloquiare produttivamente Scuola ed Impresa. Perché ciò accada è però necessario che l’Impresa adegui la descrizione delle sue richieste ad un linguaggio specialistico comune e condiviso che permette una adeguata valutazione delle competenze.
60 anni fa esistevano qualifiche descritte dalla combinazione più varia delle parole CapoCentro, Analista, Programmatore, Operatore, Pannellista e …..passante con il cappellino verde.
Ora è il momento degli specialisti che sappiano fare e di persone che si riferiscono al “digitale” come un vero fattore di vincita e non come un veleno ottocentesco.