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domenica 26 ottobre 2014

Agenda digitale, progetti, leggi--riflessioni ignoranti


di Attilio A. Romita                                                                30 ottobre 2014.

Nell’ ultimo numero di “Agenda Digitale” (http://www.agendadigitale.eu/) ho trovato una serie di interessanti analisi e proposte sul tema dell’Innovazione che potrebbe far funzionare meglio l’Italia.
Piuttosto che inserire commenti separati per ciascun articolo mi sembra più opportuno fare un discorso generale ed una elencazione di commenti ai temi particolari.
Sono un “bastian contrario” abituale,ma suggerisco di leggere questa nota sino in fondo …..e poi tacciatemi pure di rottamatore o grillino, ma fate una riflessione di 12 secondi sulle mie parole
Iniziamo dalla nota “PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - Ecco perché i progetti della PA restano ibernati per 12-18 mesi - di Michele Melchionda, Corte dei Conti.
Uno dei compiti istituzionali della Corte dei Conti, come indicato nel suo sito ufficiale (http://www.corteconti.it/controllo/controllo_economico_finanziario/ ) è “La Corte dei conti vigila affinché gli enti che gestiscono ingenti quote di risorse pubbliche, si attengano a parametri di legittimità ed improntino la loro gestione a criteri di efficacia ed economicità”. Se non lo interpreto male vuol dire che la Corte deve verificare che tutti i provvedimenti pubblici sia finanziariamente corretti e quindi che i costi siano coperti.
Alle giuste argomentazioni di Melchionda sulla inutile vischiosità di tutte le procedure burocratiche vorrei aggiungere un piccolo “sassolino nella scarpa”. Tutte le spese della PA devono essere controllate dalla Corte dei Conti, ma noi ci troviamo con 180.000 miliardi di deficit statale. Forse alla suprema corte contabile è sfuggito qualcosa…ed allora pechè non la aboliamo visto che ci costa circa 330 milioni di Euro!!!
Secondo articolo: “Trasformare la PA, abolire il CAD” di Nello Iacono. Siamo tutti perfettamente d’accordo, ma non sempre completamente allineati, sul fatto che lo strumento digitale può essere un ottimo supporto per cambiare l’organizzazione del nostro paese.
Nel corso del mio lungo cursus honorum informaticorum ho fatto e coordinato progetti anche grandi ed il mio pallino sono stati quelli veramente innovativi. Un fattore di successo che ho imparato  e non sempre sono riuscito a seguire è il seguente: un progetto realmente vincente deve conoscere usi e consuetudini e non deve aver paura di stravolgerli. E’ facile da dire, ma quasi sempre difficilissimo da attuare.
I CAD che, con nomi diversi si sono susseguiti dal 1992 (Bassanini) ad oggi (Stanca, Brunetta, etc) contengono buoni principi che non sono stati attuati perché ogni volta si sono scontrati con leggi, leggine, circolari, usi e soprattutto contro un mostro, il Burusaurus Rex.
Se partendo da quel lontano 1992 avessimo voluto cominciare a seguire i dettati della legge, forse avremmo potuto aggiustare il tiro ed oggi ci troveremo con una organizzazione della PA che rasenterebbe la perfezione. Quel che è successo lo vediamo oggi: le leggi CAD si sono sovrapposte e non sempre tutto il precedente è stato abrogato.
Oggi enunciamo che dobbiamo abolire i CAD e creare un Testo Unico.
Perché dovrebbe funzionare …..è forse firmato dal Mago Merlino e da San Pietro?
Più di un articolo parla di Anagrafe Unica e di Identità Digitale. In questo settore si stanno facendo passi da gigante per definire esattamente come potrebbe essere utile e potrebbe funzionare una unica identificazione di ogni cittadino italiano e di come questo identificativo potrebbe essere registrato su supporto digitale.
Io vedo tutto questo processo articolato in due aree spazio/temporali: tutto l’esistente sino ad oggi, tutto quello che sarà possibile domani. Oggi si sta lavorando nella definizione e costruzione del futuro, ma purtroppo il futuro reale deve basarsi su una trasformazione reale del passato e del presente. A parte i ragionamenti crono-filosofici occorre rendersi conto che unificare 8000 anagrafi locali non è un problema informatico, ma politico e nazionale.
Anni fa si iniziò questo processo di identificazione univoca di tutti i cittadini mediante il codice fiscale. Oggi tutti noi abbiamo un codice fiscale, molti di noi lo ricordano a memoria, ma, a parte trascriverlo diligentemente su molti documenti, il suo uso pratico è praticamente inesistente. Perché questo? Perché questo codice che mi identifica esattamente non mi certifica in quanto “l’uomo dello sportello” non può confrontarlo con ….8000 basi dati sparse per l’Italia.
Sino a che paesi, città, province e regioni non si convinceranno che dal punto di vista informatico devono essere un unico soggetto, sino a quel momento qualsiasi processo e protocollo non produrrà risultati pratici.

La mia conclusione: qualsiasi costruzione innovativa non può basarsi solo su una legge che definisce i comportamenti futuri, ma deve prevedere una corposa quantità di provvedimenti reali che attuino praticamente e completamente le fase di transizione perché è inutile costruire perfette cattedrali senza fondamenta.