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domenica 1 febbraio 2015

Cultura, didattica e strumenti…riflessioni ignoranti.

I confronti internazionali sono impietosi e chi si sente toccato direttamente ...sale in cattedra e, leggendo i commenti alla notizia, inizia a confutare le virgole cadendo talvolta nel vaniloquio culturale.
“Ma se mi toccano dov'è il mio debole, sarò una vipera.... cantava il poeta.
“Studiare tanto e imparare poco: il gap digitale della Scuola italiana” 
Una recente ricerca OCSE afferma che gli studenti italiani studiano tanto (a casa), ma imparano poco al contrario dei loro colleghi       (http://www.agendadigitale.eu/competenze-digitali/1296_studiare-tanto-e-imparare-poco-il-gap-digitale-della-scuola-italiana.htm ).


Tentando una difesa d'ufficio si fa confusione tra cultura, cioè conoscenza di fatti e cose, didattica, cioè tecniche per insegnare la cultura, e strumenti, cioè mezzi fisici di supporto alla didattica.
La cultura può impararsi all’Università e, sinceramente, penso che il livello culturale dei nostri insegnanti sia di buon livello in tutti i campi del sapere.
Per la didattica il discorso è più complesso in quanto è una materia in continua evoluzione perché non è solo capacità di insegnare, ma anche, e soprattutto, capacità di trasmettere la conoscenza. La didattica deve cambiare, non dico evolvere, per adattarsi al mondo che cambia, alle modalità di trasmissione del pensiero, alle modifiche del vivere quotidiano.
E a questo punto entrano in gioco gli strumenti, cioè l’uso degli strumenti digitali. Spesso, forse strumentalmente, si fa confusione tra “i giochetti sullo smartphone” e la possibilità di usare un nuovo mezzo che può facilitare il reperimento delle informazioni, la trasmissione del pensiero, la riduzione di pesanti compiti manuali  e, perché no, il peso delle cartelle.
Leggere la Divina Commedia su ebook non diminuisce il suo valore e un collegamento internet permette rapidamente di trovare e confrontare mille letture critiche.
Scrivere un tema o la soluzione di un problema su un tablet, condividerlo con il docente e leggere correzioni e commenti sono una reale facilitazione e, quanto meno, un risparmio di carta non indifferente.
Si ma il valore di addestramento psicologico di una scrittura a mano su un foglio…..
Si è vero, ma abbiamo inventato quaderni a righe e quadretti sempre più piccoli per abituare ad una scrittura ordinata e corretta. Lo stesso risultato si ottiene abituando all’uso di una maccchina utile ad ordinare la composizione grafica di un testo o la soluzione di un problema. Settanta anni fa all’arrivo delle prime penne biro ci fu una rivolta di professori e pedagogisti che scrivevavano che con la biro si uccideva la calligrafia e la libera espressione della mente. Poi nel tempo ci si accorse che la biro era uno strumento egualitario perché rendeva uguali chi per la Prima Comunione avava ricevuto una bella stilografica e chi doveva scrivere con cannello e pennino, li ricorda qualcuno?, spesso spuntati.
Ma allora perché la Scuola non vuole passare all’uso dello strumento digitale? La voce comune racconta che non ci sono strumenti adatti, il cosiddetto digital divide! Ma una distribuzione di LIM, le lavagne digitali, PC e Tablet con il Programma Scuola 2.0 non hanno spostato l’ago della bilancia forse perché si è ritenuto erroneamente che dei “pezzi di ferro”, l’hardware appunto, potesse ottenere risultati.
Il nuovo progetto “La Buona Scuola” potrebbe cambiare qualcosa, ma dovrà agire sul software, cioè sulle capacità degli insegnanti che dovranno essere messi in grado di capire ed usare gli strumenti digitali che non sono un pericolo per la cultura e sono solo strumenti per la didattica.
Dante, Giulio Cesare e Leonardo da Vinci non ce li leverà nessuno, forse i nuovi strumenti ci faciliteranno una loro migliore conoscenza.
Sarà la volta buona?