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venerdì 27 febbraio 2015

Giustizia, magistrati, responsabilità…riflessioni ignoranti.

La recente approvazione della legge sulla responsabilità civile dei magistrati e le proteste dei giudici mi hanno spinto ad alcune riflessioni sicuramente di scarso valore giuridico e politico, ma che l’uomo della strada fa anche se talvolta con scarso spirito illuminato.
In un mondo ideale è giusto che il magistrato risponda solo alle leggi e, nell’esecuzione delle sue funzioni, non deve essere intimorito dalla “minaccia del potente” o dalla paura di sbagliare. E’ questo il principio guida che deve vigere in uno stato moderno, libero e democratico.
In un mondo reale le cose vanno in modo leggermente diverso. Per evitare qualsiasi incomprensione dichiaro che è giusto che l’errore giudiziario in buona fede non debba avere alcun effetto sul magistrato come uomo, professionista e difensore della legge.
Eliminato, spero, qualsiasi preconcetto sulla corretta, o non esatta, amministrazione della giustizia mi sembra opportuno ricordare alcune esemplificazioni che dovrebbero indurre qualche riflessione.
Negli ultimi tempi il mondo della stampa si è mosso contro una abitudine di “presunti  colpevoli” di citare per diffamazione il giornalista chiedendo risarcimenti milionari.
Proviamo a riflettere esaminando la questione dai due punti di vista.
Il giornalista dice: devo poter dare notizia di crimini senza correre il rischio …di veder fallito il giornale per il quale lavoro. Ma molte volte lo stesso giornalista dimentica quanti falsi condizionali ha usato, quante supposizioni tra le notizie ha messo. Riflessione nascosta: tanto chi accusa avrà forse ragione legale tra 10 anni ed io posso continuare a fare scoop….poi Dio provvede.
L’accusato dice: devo difendere la mia onorabilità e l’unico sistema legale è accusare chi mi diffama e togliergli la voglia di continuare. Inoltre, anche se fossi colpevole, l’azione legale copre di un velo d’innocenza la mia colpa e …tra 10 anni …Dio provvede!
La soluzione: una giustizia rapida ed onesta che, come suo compito, dirime rapidamente la questione e chi è colpevole paga.
Altro esempio: lo “accanimento giudiziario”, termine mutuato da “accanimento terapeutico” cioè il non voler smettere cure anche invasive quando è chiara la situazione senza ritorno del malato.
Nel nostro caso l’accanimento è il voler continuare ad indagare per giustificare un impianto accusatorio che non ha appigli nella realtà. Questo tipo di accadimento non deriva sempre da azioni dirette del magistrato, in certi casi sono i legali di parte che la tirano in lungo per ritardare una sentenza. In ambedue i casi però è il magistrato, cioè il testimone della legge, che deve saper guidare le azioni per evitare storture e ritardi.
Nei tre esempi che ho descritto la colpa della giustizia è sempre di operare con lentezza. Ho usato la parola Giustizia perché in tutti i processi è il Magistrato che deve “guidare” il processo, mentre gli altri attori fanno il loro mestiere.
Ma dicono in genere i Magistrati: siamo in pochi e oberati di lavoro e quindi non possiamo essere più veloci. Ma come si spiega che in Italia esistono organi di giustizia dei vari gradi che sono rapidi e veloci ed altri che sono estremamente lenti.
Negli ultimi giorni un fatto esemplare che giustifica l’editto di conferma della responsabilità civile dei magistrati: un personaggio illustre ha avuto un rimborso di 40.000 euro perché un magistrato rampante lo aveva tenuto in galera per vari giorni. Quello stesso magistrato aveva sparato accuse al vento contro personalità politiche: tutte le accuse non sono neppure arrivate al processo e quel “magistrato” lavora ancora in ambito giudiziario. Non voglio ricordare altri esempi di magistrati “in carriera” che hanno sparato al vento….almeno loro hanno cambiato mestiere.

Guardiamo allora questa legge sulla responsabilità civile dei magistrati come uno strumento premiante per tutti i giusti della società civile dove ognuno svolge lealmente il suo compito. La garanzia che ciò accada realmente è solo una giustizia veloce ed efficiente la cui difesa ed indipendenza è garantita dalle informazioni che viaggiano velocemente e non da archetipi protostorici.