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giovedì 14 maggio 2015

Buona Scuola e ...valutazioni ignoranti.

In questi giorni, maggio 2015, sta per essere discussa in Parlamento la contestata proposta di legge che va sotto il titolo “Buona Scuola”.
Molti sono gli argomenti che compongono questo provvedimento ed altrettante se non di più sono le contestazioni da parte dei diretti interessati cioè le persone che a vario titolo e con varie responsabilità operano direttamente nelle scuole italiane.
Per cominciare vorrei fissare alcune “condizioni al contorno” per evitare incomprensioni ed interpretazioni che possono andare oltre le mie idee che vorrebbero essere solo spunti di riflessione e non verità assolute.

Prima riflessione politica: non ho votato Renzi, ma condivido il suo modo di proporre e governare: un nuovo provvedimento si propone, si discute per un tempo FINITO e poi si vota: se la maggioranza, come è previsto dalle regole della democrazia rappresentativa, lo approva, il provvedimento diventa legge e deve essere applicato.
Seconda riflessione pratica: il Mondo Scolastico Italiano è arrivato ad una situazione di non ritorno accumulatasi negli anni e la punta dello iceberg è la moltitudine di “possibili professori” cioè tutti quei laureati che si sono illusi di poter diventare docenti perché hanno partecipato ad un concorso che li ha abilitati ad esser docenti. Io non credo che in nessun bando si parli di “cattedra garantita”. Purtroppo in molti anni il problema è cresciuto immensamente e, per non prendere mai soluzioni drastiche si è incancrenito ….umanamente sono con loro, ma siamo ad un punto di non ritorno e solo soluzioni drastiche sono possibili.
Terzo spunto di riflessione per i “precari”: le Università italiane laureano annualmente centinaia di giovani in ingegneria e giurisprudenza. Molti di loro superano anche il concorso statale di abilitazione alla professione di ingegnere o avvocato e …molti di loro, purtroppo, si contentano di fare lavori diversi e di livello inferiore quando non trovano un incarico adeguato al loro titolo. Domanda ignorante: perché per i “possibili professori” devono valere leggi diverse?
Quarta riflessione …questa volta veramente ignorante: perché il principio generale della valutazione della qualità e del premio del merito, che vale in qualsiasi settore del vivere civile, sembra così inviso ai “professori”?
Io credo che una valutazione, la più onesta possibile, sia necessaria per premiare le scuole, ed i professori, meglio classificate e per stimolare quelle più arretrate.
Comincio tentando di identificare le caratteristiche del problema. Ogni scuola deve essere considerata come una piccola o media impresa in grado di erogare un servizio. Certamente è molto difficile e complesso stabilire dei criteri oggettivi di valutazione per una attività così delicata come l’educazione dei giovani, ma, d’altra parte, si deve trovare una quadratura possibile.
Ma, dirà qualcuno, le condizioni in cui operano le varie scuole sono diverse e chi opera in aree più disagiate avrà valutazioni scarse che possono anche peggiorare la situazione. E’ vero, ma sarà proprio la valutazione a creare le condizioni per esaminare queste situazioni di disagio e per favorire eventuali azioni di maggior supporto.
A questo punto è opportuno entrare nel merito dei “criteri di valutazione”. Io credo che il mandato principale della scuola sia di fornire “istruzione” agli studenti, cioè di fornir loro nozioni e capacità che li aiutino nel corso della loro vita …in soldoni quello che una volta era definito, in modo riduttivo, ma chiaro, come “leggere, scrivere e far di conto”.
La “quantità di istruzione” erogata e recepita può essere valutata attraverso una serie di prove pratiche (un tempo si chiamavano compiti in classe, ora verifiche) capaci di misurare quanta istruzione …è entrata nelle teste dei discenti.
Sorge ora il problema di “costruire” prove pratiche che siano oggettive e che permettano di confrontare realtà complesse e dalle mille sfaccettature. E’ sicuramente difficile convincere che dei criteri meccanicistici basati su quiz sono giusti anche per una scuola fondamentalmente umanistica come la nostra realtà italiana, ma è questa la strada maestra per delle valutazioni sufficientemente oggettive e deve essere accettata: le cosiddette prove INVALSI vanno proprio in questa direzione.
Molte critiche e discussioni filosofiche hanno colpito le prove INVALSI nel merito e nello spirito.
La critica più comune, e forse la meno importante, è: non è possibile valutare la “ISTRUZIONE” con metodi da “Lascia e Raddoppia”. La risposta è che importante la valutazioni dei risultati e che questa non può non basarsi su valori ben definiti e comuni a tutti.
Seconda critica riguarda l’unicità delle prove che sono legate soltanto al “livello scolastico” e sono indipendenti dalla tipologia della scuola. In pratica esiste una prova unica per gli studenti “della stessa età” che frequentano tipi di scuole diverse. Anche in questo caso la critica non è giusta in quanto le classificazioni finali sono sempre differenziabili in funzione della collocazione della scuola e quindi sono possibili confronti basati su parametri differenti come per esempio scuole cittadine e scuole rurali oppure scuole di aree ricche e scuole di aree povere. E’ importante notare che queste classificazioni differenziate sono utili per prendere provvedimenti di supporto, ed anche di punizione, per scuole in difficoltà o non all’altezza.
Per esemplificare: forse qualche provvedimento deve essere preso se i risultati della Scuola CAIO sono nettamente inferiori ai risultati della Scuola TIZIO ed ambedue sono nei “quartieri buoni” di grandi città.
Oppure è forse il caso di premiare i docenti della Scuola Verdi situata in un quartiere di non buona fama e che ha risultati buoni in assoluto.
Altra ipotesi: c’è qualcosa da indagare se un dirigente scolastico valuta ottimi tutti i suoi collaboratori, poi le prove INVALSI di quella scuola sono negative. Ovviamente vale anche il viceversa.
Tutte queste valutazioni differenziate possono anche essere fatte su base “discorsiva”, ma sicuramente acquistano maggior valore se giustificate da qualche fattore numericamente identificato.
Quale è la conclusione di queste riflessioni? Io sarei soddisfatto se questa nota fosse letta a mente fredda ed ispirasse qualche positivo “pensierino nascosto”.