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lunedì 14 settembre 2015

Distro, oggetti distribuiti, open ….riflessioni ignoranti

Un altro articolo su TechEconomy sul mondo del sw, cioè del software e quindi i programmi che fanno funzionare Computer “grandi”, PC, Tablet, Smartphone e qualsiasi altro strumento capace di elaborare dati, misure, informazioni e quant’altro.
E’ un buon articolo tecnico-informativo su un giornale tecnico e vorrebbe, forse, essere anche divulgativo. Purtroppo, come accade spesso noi tecnici, è in tante parti difficile da interpretare.
Vorrei sottolineare che sono d’accordo ad aprire i nostri “antri informatici” anche al mondo che ci circonda, tante volte mi capita sottolinearlo in convegni con uditorio multiforme, ma sempre tenendo presente che occorre usare un linguaggio per in non-addetti.
Il testo completo dell’articolo di Andrea Castellani lo potete leggere in .
Io ne riporterò e commenterò alcuni passaggi che, secondo me, meritano una riflessione.


“Ma tu… che sistema usi?” “Che la domanda si riferisca al computer portatile oppure al telefonino, che la si faccia per una curiosità riferita alla tecnologia usata, oppure alla tendenza che va di moda, è una domanda che si sente fare spesso.”
Sia che si parli di telefonini, tablet e Portatili la risposta più comune, secondo me, è Nokia, Samsung, Apple, cioè la marca. Poi se si tratta di utenti poco poco smaliziati diranno Microsoft oppure Android oppure …Apple. Solo pochissimi esperti o quasi esperti citeranno il sistema operativo.

Invece, scherzandoci un po’ sopra, se parliamo di computer (fissi, portatili, netbook, etc.) la risposta tipica sarà:
- “Windows…”, con un’espressione che sottende “…ovvio…”;
- “MAC OS X”, con un’espressione che sottende “…c’è la mela…”;
- “PATASNIAC!”, con un’espressione che sottende “…figurati se ha capito…”
Ma volendo essere, seri queste risposte, sempre secondo me, nel mondo normale le daranno meno del 10%, cioè la stessa percentuale di persone minimamente informate di informatica….

“Patasniac” è più o meno quello che si sente pronunciare se non si è un minimo esperti o, soprattutto, se la pigrizia mentale vince la curiosità, come spesso accade (il che è un vero peccato). La risposta n.3 è probabilmente lo strano nome di una distribuzione, ovvero una specifica “edizione” di quello che, nelle sue svariate “forme”, vi assicuro essere un sistema operativo davvero molto molto diffuso nel mondo: Linux.
Sono d’accordo. Soprattutto per gli utenti Android, infatti l’Omino Verde, come amichevolmente noto a noi iniziati, ha nel tempo avuto vari soprannomi accattivanti.

“Quindi la parola pronunciata in realtà sarà “Ubuntu”, oppure “Mint”, o “Debian”, o “Fedora”, etc. etc. …………….”(potete vedere uno schema aggiornato solo fino al 2012, oppure il sito distrowatch.com).
Il solito utente “normale”, copiando il Manzoni ….”Carneade, chi son costoro?”

“Quando parliamo genericamente di GNU/Linux (come è più corretto dire, anche se per brevità si usa dire spesso solo “Linux”) ci riferiamo necessariamente ad un vasto universo di differenti distribuzioni, comunemente dette distro. Ogni distro è un ambiente Linux completo, con il suo ecosistema di pacchetti software già presenti, pensato per una specifica utenza ed installabile sul proprio “apparecchio” (non solo computer, ma anche smartphone, tablet, device di ogni genere). Tanto per capirci, abbiamo numerose distro per un uso generico “desktop” (come appunto Mint, Ubuntu, Debian, Fedora, etc.), che possiamo usare in un PC o in un laptop. Altre distro “desktop” sono specifiche per determinate funzioni, ad esempio per fare musica, video e grafica (come la Ubuntu Studio), per la scuola e lo studio (come la EdUbuntu), per riusare vecchio hardware (come la Puppy Linux o la Elementary OS), per essere un perfetto hacker (come la BackTrack), per giocare (come la SteamOS), etc. etc.”
Questi due capitoli, a parte le citazioni per iniziati, sono la spiegazione della scelta fatta per molti anni dai possessori di PC: una suite completa anche se proprietaria. Per essere chiari parlo ovviamente della vituperata suite MS Windows+Office che ci troviamo pronta, installata e completa ….bastava aggiungere qualcosa al costo del PC.
Poi Distro per GNU/Linux è un nome vagamente minaccioso ed io, lo confesso, …è la prima volta che lo leggo

Ovviamente Linux copre anche tutte le esigenze dell’utenza Professional: ci sono distro specifiche per un uso server (come la CentOS) , altre per un uso firewall (come la pfSense o la italianissima Zeroshell), per recupero dati (come la SystemRescueCD), per la sicurezza e analisi forense (come la Parrot Security OS), per farvi un NAS multifunzione (come la OpenMediaVault), etc. etc.
Lo “ovviamente” iniziale possiamo definirlo bonariamente illusorio. Qualche anno fa ho avuto il primo smarthone Android e nei primi mesi ho avuto un gran da fare a ricercare una app per fare qualcosa che il mio PC, anche con Ms Windows d’epoca, faceva normalmente.
Poi il gioco delle app, quasi una droga che dà dipendenza, ha sovraccaricato il mio smartphone di “utilissime” pesanti funzioni che …non uso mai. Ma questo è un mio problema!

“Lo sapete? I Supercomputer usano spesso delle distro “server” ottimizzate. Pensate che oltre il 96% dei primi 500 supercomputer utilizza esclusivamente sistemi operativi basati su Linux (soltanto una piccolissima parte utilizza invece varianti di Unix o Microsoft – fonte wikipedia).”
E’ un fatto vero, ma nei nostri discorsi ha una validità limitata. Infatti i mega server sono apparati speciali per i quali gli specialisti studiano soluzioni ed ottimizzazioni legate alle specifiche caratteristiche di questi sistemi.  E’ come prendere il motore di una Ferrari da turismo, ed ho scelto un motore raffinato, volerlo mettere su una Ferrari da corsa e poi dire che deve funzionare senza modifiche.

“Un altro esempio? Android è open source ed usa il kernel di Linux (il nucleo più a basso livello del sistema operativo) per realizzare un sistema adatto agli smartphone. Non la possiamo considerare proprio una distro, anche se il concetto è simile, ma aumenta la nostra consapevolezza di quanto effettivamente Linux sia diffuso: una diffusione numericamente imponente, ma spesso poco nota ai più.”
La diffusione di Linux è un fatto incontrovertibile e la scelta fatta dai costruttori è stata fatta perché potevano liberamente vincolarlo ai loro dispositivi. Infatti non è possibile liberamente passare a versioni diverse del sw se il costruttore non le autorizza e, se vogliamo cambiare qualcosa del sw installato, dobbiamo liberare il dispositivo (effettuare il rooting, per gli esperti) per accedere a funzioni particolari ….e se ci sbagliamo possiamo pure buttare lo smatphone.

“Per estremizzare (neanche troppo), siccome parliamo di software libero, chiunque, a seconda delle sue conoscenze e necessità, può realizzare la propria distro, magari creando un progetto che la porterà ad essere famosa e diffusa…………..”
I paragrafi che seguono, e che vi invito a leggere, dicono cose esatte, ma con una premessa “chiunque, a seconda delle sue conoscenze e necessità, può realizzare la propria distro” ed proprio questo il vincolo maggiore …chiunque può costruire una casetta, ma se non sa mettere i mattoni in fila per fare un muro dritto …è inutile pensarci.

 “Amico mio… amico caro… te lo dico da esperto…” “Fatti una distro tutta tua!!” (…e divertiti)
Conclusione simpatica, amichevole e invitante che però vale per un singolo privato indipendente abbastanza esperto che vuole rischiare, ma che non è valido per una pubblica amministrazione che a livello nazionale deve avere funzionalità uguali, interconnessione automatica, intercomunicabilità assoluta dei dati: quasi un mega computer articolato in mille piccole macchine che si possono parlare tutte con lo stesso dialetto.
La mia scarsa simpatia per il sw libero deriva proprio dalla facilità di polverizzazione che ci ha condotto ad avere 5000 serverini comunali sviluppati liberamente che rendono impossibile la interconnessione.

Sicuramente l’uso dei sw proprietari più diffusi non risolve il problema, ma, usando una base chiusa e proprietaria almeno rende un po più difficile la vita agli “apprendisti stregoni”!  … e ve lo dice uno che per tanti anni è stato uno di loro.