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giovedì 14 gennaio 2016

IL GENERE E IL MONDO CHE CI CIRCONDA … RIFLESSIONI IGNORANTI

Attilio A. Romita                                                        dicembre 2015

Abstract.
Diverse modalità di scrittura possono essere usate per affrontare un tema serio ed io vorrei raccontare la mia visione dei problemi di genere nel mondo che ci circonda in un modo che solo a prima vista a qualcuno potrebbe anche apparire semplicistico …ignorante appunto.

Al modo degli antichi che dicevano “castigat ridendo mores”. io provo maccheronicamente a “describet ludendo generem”. Questa mia nota parte dalla storia del mondo, aggiunge qualche dettaglio per gli ultimi 100 anni e al termine aggiunge qualche mia conclusione che spero di buonsenso comune, …ma non precorriamo i tempi.
Questo articolo fa parte del libro: “Anche i maschi nel loro piccolo...” (ISBN: 9788894076981) scritto da autori vari e pubblicato a cura di Flavia Marzano e Emma Pietrafesa. Il libro è liberamente scaricabile in sul sito di Stati Generali dell'Innovazione ed è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia



Introduzione
Diverse modalità di scrittura possono essere usate per affrontare un tema serio ed io vorrei raccontare la mia visione dei problemi di genere nel mondo che ci circonda in un modo che a prima vista potrebbe anche apparire semplicistico… ignorante appunto al modo delle “Le sottilissime astutie di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno”, scritte da Giulio Cesare Croce e Adriano Banchieri nel 1620.
Amiche mie… ahi ahi parto già con il piede sbagliato perché sento già qualcun(o-a) che potrebbe pensare che questo mio fare familiare dimostra una mia voglia di superiorità nascosta che squalifica tutto quello che segue. Mettiamoci d’accordo, datemi il beneficio d’inventario che si dà anche ad un assassino e sino alla fine di questa nota lasciatemi usare le regole della grammatica che quasi 70 anni fa mi hanno insegnato a scuola. Alla fine sarete voi miei 15 lettor(ici-i) a giudicare.
Questa mia nota parte dalla storia del mondo, aggiunge qualche dettaglio per gli ultimi 100 anni e al termine aggiunge qualche mia conclusione che spero di buonsenso comune,…ma non precorriamo i tempi.

Il genere e la storia
Sin dall’inizio della storia del mondo sono presenti due tipologie di esseri umani complementari che per comodità di scrittura chiamerò donne e uomini in funzione di alcune evidenti caratteristiche fisiche esterne.
Le parole “fisiche esterne” non avrebbero dovuto implicare alcuna conseguenza concettuale, ma come spesso accade, c’è sempre qualcuno che per tornaconto personale cerca di cambiare le carte in tavola.
Sin dall’inizio, qualche milione di anni fa, uomini e donne si divisero i compiti per ragioni pratiche: le mamme portavano in grembo i nascituri che poi dovevano allattare e quindi era più utile che stessero protette nelle grotte, ma qualcuno doveva procurarsi il cibo e quindi gli uomini andavano a caccia. Era una divisione di compiti che implica solo valutazioni banalmente pratiche. E chissà se le rappresentazioni murali di uomini ed animali delle grotte di Altamira non siano state disegnate dalla donne …tanto per ingannare l’attesa.
Poi passano i millenni e il genere umano diventa sempre più stanziale ed inizia a coltivare la terra. È a questo punto che per le donne inizia qualche problemino perché la terra è vicino casa e alcuni uomini più prepotenti obbligano le loro donne ad un doppio lavoro.
Io penso che anche allora fossero in maggioranza le famiglie normali per le quali valeva una onesta divisione di compiti.
In questo lungo periodo le donne maturarono abilità diverse e complementari a quelle degli uomini e per esempio la manipolazione del cibo e la sua conservazione insegnò loro le basi della scienza chimica e fisica.
Gli uomini nello stesso periodo impararono a riconoscere i cicli naturali delle coltivazioni e cominciarono a capire qualcosa di meteorologia. Donne ed uomini cominciarono a scambiarsi le informazioni e per esempio le donne impararono in quale periodo della fase lunare era meglio conservare alcuni cibi.
Passano i secoli e gli abitanti del mondo cambiano le abitudini e, come è nella natura umana, ognuno vorrebbe “stare meglio” ...se io voglio avere di più molto probabilmente lo devo togliere a qualche altro: è l'origine della guerra e, come avveniva all'epoca delle caverne, è l'uomo che va all'esterno e la donna manda avanti casa, figli e… campi.
E Lisistrata, come descritta da Aristofane, proclama lo sciopero delle mogli. Ma anche questa iniziativa, sia perché descritta da un uomo sia perché donne ed uomini sono realmente complementari, finisce... a tarallucci e vino.
Poi arriviamo a Roma dove il genere femminile sfugge a qualsiasi categorizzazione: matrone, cortigiane e schiave talvolta incrociano i loro ruoli ed io mi guardo bene da qualsiasi valutazione morale. Agli uomini non resta che andare in guerra o al Foro a fare chiacchere.
I secoli scorrono e la storia è essenzialmente narrata dagli uomini che, quantomeno sulla carta vorrebbero apparire superiori, ma qua e là appaiono figure femminili importanti. Re Artù e Lancillotto sono due “ometti” manipolati dalla Regina Ginevra e della Fata Morgana. Orlando, il grande Cavaliere, è innamorato di Angelica e lei lo fa impazzire. Bradamante, giovine donna guerriera, è superiore a molti suoi antagonisti maschili.
Sono sicuro che molte figure femminili sono venute in primo piano nel corso della storia così come sono sicuro che molte donne e molti uomini hanno avuto grande importanza per le loro famiglie o per i loro amici, ma che la storia non ricorda semplicemente perché erano… normali.
Ma tutta questa è preistoria quando la comunicazione era affidata a poeti, scrittori e pittori abili nel presentare la propria realtà.

La Rivoluzione Francese 
Sin dalla Rivoluzione Francese ci sono state le prime rivendicazioni femminili ed è del 1789 “Le Cahier de Doléances et réclamation des Femmes” di Mme B. B. (http://www.unipa.it/storichedeldiritto/Materiali/FONTI/Pamphlets_Mod/Cahier_Femmes.html) dove si legge “On pourrait répondre qu'étant démontré, avec raison, qu'un noble ne peut représenter un roturier, ni celui-ci un noble ; de même un homme ne pourrait, avec plus d'équité, représenter une femme, puisque les représentants doivent avoir absolument les mêmes intérêts que les représentés: les femmes ne pourraient donc être représentées que par des femmes. “ cioè è diritto delle donne a rappresentare i loro diritti perché chi rappresenta deve avere gli stessi interessi di chi è rappresentato.
Potremo dire che questo scritto è la prima proclamazione delle “quote rosa”.
Per circa un secolo non succede praticamente niente e solo nel 1869 in Inghilterra inizia ufficialmente il movimento delle suffragette, cioè delle donne che chiedono il suffragio universale e questo avvenimento lo potremmo considerare come la nascita dei movimenti femministi.

I quotidiani e le suffraggette
È mia idea che anche questo nuovo moto avrebbe avuto scarsa risonanza se proprio in quegli anni non fosse iniziata l'era della comunicazione moderna con i primi giornali ad ampia diffusione (la penny press USA) e questo nuovo strumento presto si diffonde anche in Europa ed in Italia dove i più vecchi e più noti giornali di larga diffusione sono: nel 1859 “La Nazione” di Firenze e nel 1876 il “Corriere della sera” di Milano ed “Il Messaggero” di Roma.
Sicuramente prima dell'avvento e della diffusione dei giornali sono esistite molte donne che si sono distinte in vari campi delle attività umane, ma la conoscenza di queste persone non andava oltre un ristretto ambito locale o culturale. Senza voler entrare in complesse analisi sociologiche mi vien di pensare che la nuova comunicazione rapida e semplificata sia stata uno strumento di diffusione, di informazione e cassa di risonanza per i primi movimenti per l'emancipazione femminile che volevano ottenere il diritto al voto.
Ma il diritto al voto, che avrebbe avuto completo accoglimento circa 100 anni dopo, era solo la punta dello iceberg di una situazione molto più complessa che riguarda tutti gli aspetti della emancipazione femminile o meglio dei rapporti uomo-donna.

Il nostro secolo....da poco passato
Io credo che nell'esaminare la questione dei generi occorre tener ben distinti gli aspetti legati all'essere persone umane e gli aspetti legati al fatto che uomo e donna rappresentano individui per molti aspetti complementari.
Intelligenza, capacità fisiche, doti tecniche sono caratteristiche della persona umana e quindi il fatto che siano possedute da Maria o Mario non deve entrare nelle valutazioni anche se “studiosi di chiara fama” si sono sempre dati da fare per provare il contrario. Una sola grande caratteristica complementare esiste tra uomo e donna ed è legata alla prosecuzione della specie e copre quasi esclusivamente l'arco di tempo che va dal concepimento alla nascita di un nuovo essere umano. Il quasi è legato al fatto che per ora solo la mamma è capace di allattare mentre per cambiare i pannolini o portare a spasso i bimbi i genitori sono sicuramente alternativi.
Se saremo in grado di tener distinte le caratteristiche della persona umana dalle caratteristiche complementari riusciremo arrivare a conclusioni condivise soprattutto tenendo presente che maternità e paternità sono una scelta e non un obbligo e che eventuali concepimenti non desiderati possono essere interrotti anche se non tutti sono d'accordo su questa pratica.
A questo punto mi sembra che l'ambito delle questioni di genere sia abbastanza definito e che
si possa passare a prendere in considerazione il tema “a che punto siamo e come proseguiamo”.

.... e siamo arrivati ad oggi..
Credo che tutti possiamo essere d'accordo che ai nostri giorni e dal punto di vista formale dei documenti scritti sono state eliminate in buona percentuale le differenze legali tra uomo e donna che si possono presentare in ambito pubblico.
Sono anche consapevole che molti diritti scritti nella norma non sono ancora entrati nella consuetudine e credo che su questo dovremo lavorare.
Per cominciare teniamo presente un fatto generale: l'assassinio praticamente da sempre è considerato reato, ma gli assassini continuano ad esistere perché è della natura umana la prepotenza e forse tra 1000 anni, magari con una pillola riusciremo a correggerla. Quindi comunque un uomo o una donna esercitino prepotenza su chiunque dobbiamo essere d’accordo che è violenza e come tale va punita. Tanto per essere più chiari io sostengo che purtroppo esiste la violenza del più forte sul più debole e che è obbligo della società civile difendere i più deboli sempre e prima e poi è altrettanto obbligatorio definire che ha torto e chi ha ragione per quindi erogare una giusta punizione che impedisca il ripetersi della violenza.
Questa prima precisazione mi sembra importante per eliminare dalla discussione argomenti, talvolta cavilli, che ci porterebbero fuori strada.
Chiarito questo punto essenziale torniamo al nostro specifico argomento.
Come ho cercato di raccontare la considerazione delle condizioni di genere ha avuto un andamento fortemente altalenante dall’epoca della rivoluzione francese, passando per tutti i movimenti socialisti ed anarchici dell’Ottocento, alle suffragette del Novecento ed ai movimenti femministi della seconda parte del Novecento. I primi 200 anni sono stati essenzialmente una richiesta, talvolta anche decisa se non violenta, di riconoscimento di “non esistenza delle condizioni di genere”.
Solo negli ultimi anni il discorso è stato affrontato in modo più strutturato anche in funzione di alcune differenze genetiche (le mamme, con annessi e connessi, sinora possono essere solo signore).

Fissiamo qualche paletto. 
Eliminate in buona percentuale, e quantomeno formalmente, le differenze legali e contrattuali, oggi dobbiamo fare in modo che diventi reale al 100% il riconoscimento di quelle regole scritte, ma inapplicate.
La situazione attuale in Italia, in Europa e nel cosiddetto mondo occidentale secondo me è abbastanza avanzata e molto spesso ci si ingarbuglia in discussioni spesso soltanto semantiche (è meglio la signora ministro o la signora ministra?).
Secondo me queste questioni legate più alla semantica che a fatti reali dovrebbero essere trascurate perché se si discute di particolari e non si ha tempo per discorsi generali. Tra l’altro il maschile e femminile come generi grammaticali e regole di allineamento sono solo per le lingue che prevedono queste differenze.
Quando poi ci riferiamo a “culture” completamente diverse io credo che non sia la differenza di genere il problema più importante da eliminare… se non vogliamo essere eliminati tutti.
Ai precedenti fattori storici si somma anche “il fattore gay” (non so come definirlo diversamente) che complica definizioni e grammatica.  Quale può essere una idea di soluzione? Se la avessi vincerei contemporaneamente Premio Nobel e Pulitzer.
Allora vi invito a considerare l’idea di uno sciocco.
Dimentichiamo le varie strologazioni contenute nel manuale ufficiale della PA che tenta di dare le regole su come si scrivono leggi, decreti e documenti per evitare “trabocchetti” di genere.
Non complichiamoci la vita con l'aggiornamento di regole grammaticali che molto spesso sono diverse per le varie lingue. Non cerchiamo significati dietrologici per abitudini linguistiche che abbiamo assunto con il latte materno e su costruzioni della frase che spesso sono e devono essere semplicemente eufoniche.
Lavoriamo sui fatti reali che producono non differenze di trattamento, ma trattamenti adeguati alle differenze reali ( il discorso sulle mamme è l’unico che mi viene in mente).
In conclusione guardiamo alla sostanza, casualmente di genere grammaticale femminile, e non perdiamoci dentro un pensiero, casualmente di genere grammaticale maschile, che può talvolta aggrovigliarsi su se stesso.
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Nota biografica ed editoriale

Attilio A. Romita - Il mio anno di nascita, 1938, coincide con la nascita di Z1, il primo vero Elaboratore Elettronico programmabile, realizzato dall’ing. Tedesco Konrad Zuse (1910-1995). Ventisette anni dopo, nel 1965 ho iniziato a trafficare con bit e byte. Mi sono occupato di grandi calcolatori e reti di medi e piccoli macchine. Ho scritto programmi, disegnato procedure e progettato soluzioni per assicurazioni, banche, telemedicina, telco. Mi sono occupato di organizzazione, marketing e controllo di gestione ed ho coordinato progetti europei. La mia carriera di dipendente è terminata nel 2003 ed è iniziata la mia carriera di consulente durante la quale ho tentato di aiutare gli altri ad utilizzare le molte nozioni ed esperienze raccolte in tanti settori diversi dello ICT (Information Communication Tecnology). Leonardo da Vinci ha scritto: "Una volta che avrete imparato a volare, camminerete sulla terra guardando il cielo, perché è lì che vorrete tornare". L'esperienza deve essere uno stimolo e non un freno. E’ una bella sfida e stimolo per andare avanti senza fermarsi.

Articolo tratto dal libro: “Anche i maschi nel loro piccolo...” ISBN: 9788894076981 pubblicato a cura di Flavia Marzano & Emma Pietrafesa

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