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lunedì 9 maggio 2016

Giornalisti di penna e di bit ...riflessioni ignoranti

Attilio A. Romita                                                                       8 maggio 2016
La mia idea, che spero largamente condivisibile, è che il giornalista è una persona che comunica la sua visione su avvenimenti, uomini e cose attraverso strumenti utili a diffondere il suo punto di vista. E voglio sottolineare che la frase “punto di vista” significa che i giornalisti per effetto della loro natura umana tendono comunque ad esporre un fatto attraverso le lenti della loro cultura, della loro educazione e della più o meno approfondita conoscenza che hanno di quel fatto cioè ciò che ha provocato e ciò che lo ha provocato. Fatta questa premessa, alcune osservazioni sulla professione del giornalista oggi.  

Cesare quando scriveva il De bello Gallico, Amerigo Vespucci con le sue Cronache Epistolari, i compilatori dei tazebao sono tutti giornalisti cioè diffusori e commentatori di notizie oltre che Generali, Navigatori o ....cinesi.
Negli ultime due secoli la creazione e diffusione dei "Giornali di carta" ha specializzato lo strumento di supporto alla comunicazione e le tecniche comunicative.
La radio e la tv hanno aumentato e specializzato la quantità e la qualità dei comunicatori.
La rete ed internet hanno messo a disposizione di tutti uno strumento per comunicare le proprie idee facilmente accessibile. Un processo che definirei di selezione naturale, ha creato un gruppo di facilitatori della comunicazione che nella mia accezione definirei giornalisti a tutti gli effetti.
Oggi tutti possiamo dichiararci operatori della comunicazione e il valore di ciascuno è legato esclusivamente al numero di lettori che abbiamo  ...se poi vogliamo godere di particolari servizi è giusto che partecipiamo ad associazioni corporative che però non devono chiedere o far valere alcun "jus primae noctis".
La rete ha deciso de facto che oggi esistano molti "operatori della comunicazione" che non appartengono agli Ordini dei Giornalisti. Alcuni, o molti, vorrebbero forse entrare nella "corporazione", ma ne sono impediti da regole che forse sarebbe il caso di aggiornare.
 "I giornalisti della carta", come mille altri gruppi omogenei, si sono uniti per onorevoli ragioni di "unione fa la forza" e quindi hanno creato organi che li aiutassero a perseguire benefici di gruppo di tipo previdenziale o professionale ed in questa ottica hanno stabilito regole di accesso alla loro "corporazione".
E’ corretto che chi vuole entrare dimostri di aver pubblicato, cioè fatto conoscere pubblicamente le sue idee, si sottoponga ad un esame d’accesso e che paghi dei costi di associazione; non è corretto chiedere che la qualifica a comunicare abbia come prerequisito un contratto di lavoro retribuito e da articoli pubblicati sulla carta.
Altrettando chiaramente dal punto di vista legale chi pubblica, su carta o su bit, si assume la responsabilità di quello che scrive e se il suo operato viola la legge e sarà soggetto a tutte le conseguenze che la legge prevede. Proprio per questo motivo sarebbe giusto che il giornalista di bit possa iscriversi ad una “corporazione” e per far questo deve poter seguire un percorso che deve essere rivisto.

Chiaramente, per garanzia dei “clienti”, dovranno esistere sempre professioni “tecniche” basate su una preparazione specialistica certificata.  La professionalità di un giornalista è garantita dal numero dei suoi lettori interessati ai temi trattati e alla sua capacità di raccontarli.