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venerdì 3 giugno 2016

Italia, la guerra e la storia.

                                                                                             3 Giugno 2016

AAR – Riprendiamo dopo qualche mese l’abitudine dei Colloqui del pianerottolo con il mio amico Giorgio Zoli attento osservatore di fenomeni storici e politici che hanno visto l’Italia soggetto o oggetto. Lo spunto è stato un articolo del Generale Vidulich su Novant’anni fa la Battaglia di Caporetto - Ottobre1917”.
GZ – Giusto, quell’articolo stimola alcune considerazioni storiche sull’Italia, la guerra ed il principale attore di tutte le guerre, cioè l’Esercito che in tutte le guerre è coinvolto in prima linea.

AAR – Una prima riflessione sulla nostra storia e sul concetto italiano della guerra.

Mi sembra di ricordare che le vicende militari italiane, forse anche da prima che l’Italia formalmente esistesse, non sono state sempre vittoriose anche se dopo ogni sconfitta abbiamo avuto una grande capacità di …recupero.
GZ – E’ giusto evidenziare che una caratteristica abbastanza tipica di noi italiani è una marcata autocritica che sfocia quasi nell’autolesionismo. Al contrario molti altri popoli tendono a dimenticare le sconfitte e a ricordare le vittorie.  

Altra nostra caratteristica è la volontà, anche giusta tanto che è scritta nella nostra Costituzione, di ripudiare la guerra “aggressiva” e forse anche difensiva.
AAR – Certamente, ma penso che non siamo più all’epoca dei Comuni quando c’erano aggressioni dirette fuori delle mura della città. Oggi il mondo è una entità unica basata su un equilibrio economico e funzionale. Oggi credo che le parole “aggressiva e difensiva” abbiano assunto un valore molto meno definito e più globale perché come dice Einstein “il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che fanno del male, ma a causa di coloro che guardano senza fare niente.”

Ma torniamo al nostro tema…– Quando nasce l’Esercito Italiano?
GZ – Ufficialmente l’Esercito “Italiano” nasce con l’Italia nel 1861 con la costituzione del Regno d’Italia, ma deriva la sua struttura di base dall’esercito del Piemonte ricostituitosi come Regno dopo il periodo Napoleonico.
AAR – Allora in questa ottica “positiva” proviamo ad esaminare i momenti neri della nostra storia ed i momenti che ci hanno aiutato a riscattarli. Chiaramente in questa narrazione sarà importante sottolineare le ragioni delle sconfitte e le lezioni che abbiamo apprese.
GZ - …e mi vien da sottolineare le lezioni apprese, ma subito dopo dimenticate.
AAR – Forse la nostra storia ha inizio ancora prima del 1861 con le guerre d’indipendenza e con la Guerra di Crimea.
GZ -  Le Guerre d’Indipendenza ci hanno visto pesantemente sconfitti, ma alla fine vincitori perché la nazione italiana riesce ad essere uno stato unico dalle Alpi alla Sicilia. Nella Prima Guerra d’Indipendenza a Custoza(1848) e a Novara (1849) i Piemontesi non ebbero scampo contro gli Austriaci, ma …..
AAR - …entra in scena Cavour e la sua felice intuizione. 
GZInfatti Camillo di Cavour capì che, favorendo la partecipazione del Piemonte ad una guerra lontana, sarebbe riuscito ad elevare il piccolo regno del Piemonte a livello di una nazione che poteva sedere al tavolo della pace insieme ai grandi d’Europa. Non fu una operazione semplice anche allora pochi altri capirono lo scopo di questa partecipazione. (vedi Crimea Geopolitica). 

Questa guerra ebbe dal punto di vista umano un costo molto alto e molti furono i caduti anche per la decimazione causata da una infezione di colera.          
Dal punto di vista politico fu un successo perché “Al Congresso di pace di Parigi, Cavour, grazie alla partecipazione piemontese alla guerra, può quindi sollevare la questione dell'unità e dell'indipendenza italiana. Dai contatti avuti con le cancellerie di Francia e Gran Bretagna, Cavour percepisce che un mutamento in Italia su iniziativa del Piemonte è fattibile, con l'appoggio delle due maggiori potenze occidentali e soprattutto di Napoleone III”
(Piero Fornara-Il Sole 24 Ore).

AAR –  E come è andato avanti il percorso verso il Regno d’Italia?
GZ – L’Austria forse sottovalutò il patto firmato a Parigi da Cavour e Napoleone III e attaccò il Piemonte. La coalizione Franco-Piemontese ebbe la meglio a Solferino e San Martino nel 1859 ed il Piemonte potè iniziare la marcia verso l’Italia unita.
AAR - …e in questo processo di unificazione quale parte ha avuto Garibaldi?
GZ – Garibaldi con le sue Camice Rosse era già intervenuto all’epoca della Repubblica Romana nel 1849 e in quella occasione si era scontrato con i Francesi a Roma e dovette fuggire sconfitto. Dieci anni dopo troviamo Garibaldi a capo dei Cacciatori delle Alpi, formazione regolare piemontese, che ebbe parte attiva e vincente nel conflitto. Con questa partecipazione Garibaldi si guadagnò la stima di Vittorio Emanuele II e Cavour ebbe l’intuizione di “usare” Garibaldi nel processo di unificazione …partendo dal Sud. Con la scusa di aiutare i patrioti siciliani Garibaldi potè riorganizzare le sue Camice Rosse ed ebbe i mezzi per partire verso la Sicilia. I Garibaldini, dopo la Sicilia, risalivano vittoriosi l’Italia del Sud e forse nella mente di Garibaldi c’era la voglia di rientrare vincitore a Roma, ma i Francesi non avrebbero visto bene questa mossa. Cavour ebbe l’idea vincente: il Re Vittorio Emanuele II fu consigliato di incontrare Garibaldi a Teano (1860), piccola cittadina vicino  Napoli, per complimentarsi con lui per la vittoriosa campagna che aveva completato l’unificazione dell’Italia …in pratica per bloccarlo prima di Roma e per evitare problemi con gli alleati francesi.
AAR – A questo punto nel 1861 il Regno d’Italia ebbe il suo battesimo ufficiale, ma l’Austria occupava ancora il Nord Est della penisola.
GZ – La Prussia del Cancelliere von Bismark voleva affermare la supremazia della Germania sull’Austria e l’Italia da Sud sarebbe stato un buon alleato.  E all’Italia questa alleanza era utile per arrivare al Veneto, al Trentino e a Trieste che ancora mancavano all’appello. Il risultato finale di questa III guerra d’indipendenza fu un successo che, come spesso sarebbe capitato all’Italia, costò molte vittime. A Custoza l’esercito Austriaco riscosse una clamorosa vittoria sul campo e in mare a Lissa, l‘ammiraglio Persano vide la sua flotta sconfitta dagli Austriaci che schieravano una flotta molto inferiore.
In conclusione anche questa volta un bilancio militare perdente ed un bilancio nazionale vincente.
AAR – A fine ‘800 le nazioni europee espandevano la loro influenza su i possedimenti di oltremare: le Colonie. E l’Italia geograficamente e politicamente unificata che fece?
GZ – Questa volta le scelte italiane non furono assolutamente felici e costarono molto. Partendo dalla piccola stazione commerciale che l’Italia aveva a Assab l’Italia pensò che il Regno di Abissinia fosse una facile preda, ma questa campagna fu purtroppo un seguito di sconfitte.
AAR - …e così termina l’avventura coloniale?
GZ -  Questa avventura malamente conclusa a Sud, viene ripresa più a Nord contro l’Impero Ottomano che governava Libia e Cirenaica che passarono sotto il controllo dell’Italia sino alla fine del II conflitto mondiale nel 1945. In questo lungo periodo l’Italia fece grandi lavori in Libia, ma non ci si rese conto che il sottosuolo libico era “pieno di petrolio” e questa grande risorsa non fu ne capita ne sfruttata.
AAR – Siamo così arrivati allo scoppio della Prima Guerra Mondiale (1914).
GZ – In Europa la Prussia cominciò ad accrescere la sua capacità bellica quale supporto ad una volontà di dominio sull’Europa. Sarebbe necessario un esame molto dettagliato per capire le reali ragioni del conflitto, ma in  buona approssimazione possiamo dire che questo processo espansionistico non poteva essere accettato dagli altri stati europei e la guerra fu l’inevitabile conseguenza.
AAR – E l’Italia, o meglio gli Italiani, che fecero?
GZ – La guerra scoppiò nel 1914 e per un anno intero interventisti e pacifisti italiani si confrontarono anche pesantemente ed infine nel 1915 anche l’Italia entrò in guerra contro Prussia ed Austria.
AAR – E come andarono le operazioni di guerra?
GZ – Militarmente la Prussia era molto ben organizzata e cominciò una serie di invasioni verso Est ed Ovest, Nord e Sud: tutte furono coronate da rapide vittorie: erano forse le prove di quella che sarebbe stata chiamata BlitzKrieg!
AAR - …e l’Italia?
GZ – Per l’Italia non andò meglio. La strategia dell’esercito Italiano era ancora basata sulla guerra di posizione dove i reparti operativi tentavano di mantenere le posizioni occupando scomode trincee e tentando rapide azioni di disturbo quasi sempre con grandi perdite. Il culmine delle note negative fu la battaglia di Caporetto dove l’esercito italiano fu travolto da una azione rapida e pesante degli Austro-Prussiani. Tante sono le ragioni di questa sconfitta e una analisi completa si trova nell’articolo richiamato all’inizio di questa nota.
AAR – Ma il risultato finale fu la sconfitta per la Prussia!
GZ – Per l’Italia la rivincita fu la battaglia del Piave dove il riorganizzato esercito italiano inflisse una sonora sconfitta agli austriaci e riconquistò un po dell’antica stima in Europa. Il risolutivo intervento degli Stati Uniti e costrinse i Tedeschi a tornare sulle loro posizioni iniziali e quindi cambiò le sorti della guerra. In tempi e modi diversi, ma con analoghi risultati questo schema storico si è ripetuto 25 anni dopo.
AAR – Credo che questa guerra cambiò qualcosa nella geografia e nella politica del mondo che cominciava a diventare più globale. In ambito italiano ci furono anche conseguenze?
GZ – In Europa cominciavano a prendere piede le idee socialiste che in Russia avevano portato alla rivoluzione culminata nel 1917 con la presa di potere. In Italia la discussione tra non interventisti di matrice socialista e gli interventisti, che sarebbero ben presto diventati fascisti, si fece sempre più pesante e l’Aventino da una parte e la Marcia su Roma ci portarono a circa 20 anni di regime fascista.

AAR -…che anche questa volta si concluse con una guerra nella quale purtroppo gli Italiani erano dalla parte sbagliata. Ma questa è …un'altra storia da esaminare e raccontare.