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sabato 17 settembre 2016

Comunicazione, rete e odio …riflessioni ignoranti

  di Attilio A. Romita                                                         16 settembre 2016 
 Questa riflessione nasce dalla lettura dall’articolo “Il messaggio è il medium e il medium è l'odio di Edoardo Fleischner su www.agendadigitale.eu.
In modo meno sintetico io direi: l’odio può essere uno stimolo, il messaggio può anche essere la mia esplicitazione dell’odio, la rete è il mezzo per comunicare il messaggio. Ma è molto limitativo pensare che l’odio sia alla base del messaggio a meno di non voler includere in questa espressione negativa tutte le ragioni per le quali si esplicita un interesse a comunicare.
Nel seguito, rischiando l’anatema degli esperti, userò indifferentemente le parole rete ed Internet così come intesi nel sentire comune.

Tutti gli esseri che fanno parte del regno animale hanno sempre avuto la necessità di comunicare, cioè di fornire informazioni ai propri simili. Le formiche esploratrici informano i propri simili dove hanno trovato cibo. I delfini ed i cetacei hanno raffinati mezzi di informazione sonora.
L’uomo, sin dai primordi 2-3000 secoli fa, ha cercato di informare i suoi simili e le rappresentazioni di animali nelle grotte preistoriche sono il risultato. Non sappiamo interpretarle, ma quasi sicuramente non erano solo decorative.
Venendo a tempi molto più vicini a noi la comunicazione è sempre stata di uno a molti e la scrittura, solo occasionalmente accompagnata dal disegno, lo strumento per comunicare.
Il racconto della storia e degli uomini attori della la storia, spesso militari, è per molti secoli al centro della comunicazione. Molte informazioni storiche antiche ci arrivano da giornalisti “embedded” come Erodoto e Tito Livio o come il grande Giulio Cesare capace con pochi tratti di fornire descrizioni che ci “fanno vedere”.
I secoli passano e l’informazione continua ad essere basata su scritti e tradizioni orali. Gli scritti, talvolta filtrati dalle scelte monastiche degli amanuensi e le tradizioni orali adattata dal cantore di turno.
L’altro ieri, con Gutemberg e la stampa, la scelta di che narrare diventa più ampia, ma ha sempre un pesante vincolo: puoi leggere se sai leggere.
Nel 1500 a Venezia si pubblica un notiziario commerciale che si può acquistare con una gazeta, moneta da due soldi: è l’inizio del giornalismo moderno, ma sempre scritto e per una comunicazione da uno a molti.
Dai tempi antichi sino a pochi anni fa la scrittura è la padrona quasi assoluta della comunicazione ed il suo impero è solo scalfito dai cantastorie che accompagnano la narrazione con semplici immagini molte volte semplicemente adattate alla storia di turno.
Arriviamo a circa un secolo fa: la fotografia e la stampa delle immagini su i giornali aumentano la forza della comunicazione. Le tavole di Beltrame sulla Domenica del Corriere ci fanno vedere, non più immaginare, il bambino rapito da una aquila. Le foto dal fronte della guerra 15-18 ci raccontano molto di più dei reportage anche di illustri scrittori perché tutti possono leggere quella immagine e non tutti sanno leggere quella storia.
L’avvento della televisione, siamo partiti mille secoli fa e siamo arrivati solo a 50 anni fa, cambia completamente il paradigma della comunicazione e dell’informazione: è la vittoria dell’immagine e della storia raccontata quasi in contemporanea.
In tutta questa lunga cavalcata la spinta all’informazione, e talvolta alla disinformazione, è stata il motore della comunicazione che comunque continua ad avere la caratteristica di uno a molti.
La rete, Internet e la possibilità di collegamenti multipli hanno completamente cambiato le modalità di comunicazione: ora tutti possono abbastanza facilmente veicolare le proprie idee verso tutti.
Questa nuova modalità semplice di “inviare notizie ed idee” ha insieme notevolmente complicato la capacità di trasmettere notizie ed interpretare notizie.
E’ facile dire a tutti di aver visto “gli asini che volano”, ma è abbastanza semplice verificare quanta credibilità dare a chi lo ha scritto confrontando la nostra realtà di tutti i giorni con le altre “comunicazioni” create da quel “signore delle favole”.
Ed ora torniamo all’inizio cioè allo spunto di questa mia lunga riflessione.
Può capitare che sia anche una delle mille forme dell’odio a confezionare una notizia falsa, ma l’odio è un cattivo consigliere e porta facilmente ad esagerare e a farci scoprire.
Io credo che il mondo cambi talvolta evolve talvolta involve, che gli strumenti dell’informazione e della comunicazione, cioè i media, cambiano, che tutti gli umani sono figli del loro tempo e spesso il loro adattamento al cambiamento è più lento del cambiamento stesso.
Tutto ciò premesso sono contento di poter vivere oggi quando, senza essere nessuno, ho la possibilità di far leggere a tutti questa nota …e non credo che questo mio desiderio sia spinto dall’odio.

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